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VERBANIA – 16.02.2018 – Quattro che lasciano il banco

per non votare e siedono tra il pubblico, due che restano ma s’astengono. È questo – la fotografia dei maldipancisti di Palazzo Flaim – l’esito dell’ultimo dissidio intestino del Partito democratico verbanese, che ieri sera s’è diviso sul recupero dell’hotel Astor di Pallanza mettendo ancora una volta in luce le divergenze e le distanze tra il gruppo consiliare (e la segreteria del partito) e il sindaco Silvia Marchionini. Ma questa volta, diversamente da come accadde lo scorso giugno per il progetto di via delle Ginestre, a vincere è stato il sindaco, la cui proposta è stata approvata, anche se ha “lasciato sul campo” i quattro che non hanno votato (Riccardo Brezza, Alice De Ambrogi, Alessandro Papini e Marinella Ferraris) e i due che si sono astenuti (Davide Lo Duca e Massimiliano Zappa), cioè 6 su 16 del gruppo dem.

Che la seduta di ieri sera sarebbe stata un redde rationem era annunciato. Riunioni di gruppo e maggioranza, tre commissioni consiliari (l’ultima, lunedì, convocata ad hoc), e-mail, telefonate e whatsapp a raffica, all’ora di cena di ieri avevano cristallizzato una situazione: il Pd avrebbe chiesto il rinvio del punto per un approfondimento in Commissione. L’ha fatto in aula – “a nome del gruppo”, ha precisato – presidente dell’Urbanistica Papini, premettendo che non c’era contrarietà al progetto ma evidenziando alcune criticità, dai documenti consegnati in ritardo al “carico antropico” degli appartamenti sulla pista ciclabile, aprendo un dibattito che ha finito col rompere quel fronte apparentemente unito. È stato il consigliere di minoranza Patrich Rabaini (Comunità.vb) a incalzare la maggioranza e, alludendo a un’imboscata politica, ha invitato il Pd a decidersi: “Bisogna avere il coraggio di dire sì o di dir no – ha detto –, ma votate perché la situazione è chiara. Qui c’è un imprenditore che un anno fa ha presentato una pratica in cui i margini di manovra del Consiglio sono minimi e doveva avere risposta entro 120 giorni: non possiamo fare gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia”.

Anche gli altri gruppi di minoranza hanno attaccato il Pd. “Voi che state in maggioranza vi lamentate dei tempi, ma per la Lidl avete fatto in fretta. Dov’era il carico antropico? Bisogna essere corretti e onesti”, ha detto Roberto Campana del M5S. “Siete spaccati politicamente, ve la suonate e ve la cantate – ha aggiunto Damiano Colombo di Ncd –. Così facendo dimostrate ai cittadini che s’allontanano dalla politica che i primi burocrati siamo noi”. “Allibisco”, ha affermato Giorgio Tigano del Fronte nazionale. Di un “fatto pesantemente politico, di brutta politica, di questa brutta politica” ha parlato Renato Brignone (Sinistra & Ambiente): “è finalmente palese e oggettivo che la giunta non parla con la sua maggioranza”.

La proposta di rinvio s’è sgonfiata e ha perso per strada il democratico Michele Rago “in Commissione abbiamo migliorato la proposta e a questo punto non servono approfondimenti” e persino il collega – anche presidente dell’assemblea – Pier Giorgio Varini, che l’ha definita “ridicola”. La difesa d’ufficio affidata a Lo Duca ha puntato sulla “strumentalità” di certe posizioni espresse e sulla volontà di “fare una riflessione”. “Non credevamo si aprisse una discussione. Vedremo al voto come andrà”. E al voto sul rinvio i dissenzienti del Pd sono andati sotto. Ai dieci favorevoli s’è aggiunto il solo Brignone. Contro il rinvio ha votato il resto del Pd, il gruppo di maggioranza “Con Silvia per Verbania” e le altre minoranze. A decretare il caos democratico è stato il capogruppo Marco Tartari, che s’è astenuto. E che, astenendosi anche al successivo emendamento di Campana, che chiedeva di stralciare tutte le ipotesi della convenzione chiedendo solo i 140.000 euro, è stato ancora determinante poiché la votazione s’è chiusa in parità 13-13 nonostante il sì del segretario politico cittadino Nicolò Scalfi e con il sindaco Silvia Marchionini a commentare, alla fine: “almeno i grillini non comandano il Pd”. Da qui la decisione di alcuni di uscire dell’aula marcando il proprio dissenso.

A poco più di un anno dal voto, ecco l’ennesimo scontro sindaco-Pd che, stando a quanto deciso dopo il “caso” di via delle Ginestre, si sarebbe dovuto mediare con l’intervento di Aldo Reschigna.

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