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brigatti marchionini

VERBANIA – 01.02.2018 – Uno studio professionale in comune,

l’obbligo di astensione aggirato e numerose altre pratiche edilizie lavorate. Nuovi interrogativi rilanciano i dubbi sul “caso” dell’assessore Roberto Brigatti, membro di giunta a Verbania con deleghe a Urbanistica e Lavori pubblici attualmente sotto indagine della Commissione di disciplina del Collegio dei geometri dopo aver violato l’articolo 78 comma 3 del Testo unico degli enti locali, quello per cui “i componenti la giunta comunale competenti in materia di urbanistica, di edilizia e di lavori pubblici devono astenersi dall'esercitare attività professionale in materia di edilizia privata e pubblica nel territorio da essi amministrato”.

A ingarbugliare la questione, che è di natura etica, deontologica e di opportunità, oltre alle 18 pratiche presentate dall’assessore nei 14 mesi in cui ha detenuto il doppio ruolo (dall’autunno non ha più firmato progetti), vanno considerate le 44 di cui s’è occupato e continua a occuparsi il figlio Massimiliano. Che, con il padre, condivide lo studio professionale a Intra, allo stesso domicilio, numero di telefono e indirizzo e-mail. Su questo presunto conflitto di interessi l’Anac – l’Autorità nazionale anticorruzione, s’è espressa con una delibera (la 1307) nel dicembre 2016. Valutando un fatto accaduto al Municipio di Roma e che ha interessato un assessore e il presidente della Commissione urbanistica e altri professionisti, ha in un certo modo esteso l’articolo 78 ai colleghi di studio, affermando che “è sufficiente constatare (…) che la mancata sottoscrizione o partecipazione diretta dell'assessore alla pratica edilizia presentata presso l'ufficio tecnico, poiché curata dagli altri associati allo studio – scrive l’Anac –, non solleva il medesimo da quella personale responsabilità politica e deontologica cui deve essere sempre improntato il proprio comportamento”.

Per Brigatti padre, peraltro, vale un’altra norma del Tuel, quella che impone di “astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”.

In buona sostanza il fatto che l’assessore, pur avendo rinunciato alle pratiche professionali verbanesi, continui a frequentare lo studio in cui si trova il figlio, è potenziale fonte di un conflitto di interessi che si rimuoverebbe solamente con la rinuncia alla giunta del primo o con il distacco completo dallo studio.

Il “caso”, palesemente emerso negli uffici in agosto e noto al segretario generale (che è anche responsabile dell’Anticorruzione interna) già da prima di Natale, è diventato di dominio pubblico a inizio gennaio, raccogliendo anche critiche politiche e l’invito alle dimissioni di Brigatti di alcuni gruppi di minoranza. L’assessore gode della massima fiducia di sindaco e giunta e, pertanto, resta al suo posto.

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