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VERBANIA – 25.05.2017 – La “strana” alleanza

Pd-Cinque stelle, rinforzata da una parte delle minoranze, manda al tappeto il sindaco. È Silvia Marchionini, che ieri sera in Consiglio Comunale è parsa isolata (e non solo perché l’aula, come numerose altre volte, è stata disertata dalla maggioranza degli assessori), la principale sconfitta della mozione pentastellata in salsa democratica che la impegna a invitare i tre consiglieri della casa di riposo “Maurizio Muller” in quota comunale (Concetto Drago per il Consiglio, il presidente Massimo Maspoli e Bruna Togni di nomina sindacale) a dimettersi. Non è l’azzeramento paventato inizialmente da Roberto Campana del M5S, ma la versione attenuata emendata dal Pd, che anche al suo interno s’è diviso. La votazione finale ha visto due soli voti contrari, Patrich Rabaini di Comunità.vb e Michael Immovilli di Forza Silvio; l’astensione del primo cittadino; e il sì dei superstiti del Pd, di Vladimiro Di Gregorio (Sinistra Unita), Roberto Campana (M5S), Renato Brignone (Sinistra & Ambiente), Damiano Colombo (Nuovo Centrodestra). Non hanno partecipato al voto Filippo Marinoni e Fausto Cavallini (Con Silvia per Verbania), Giorgio Tigano e Sara Bignardi (Fronte Nazionale), Mirella Cristina e Lucio Scarpinato (Forza Italia) e i democratici Massimiliano Zappa, Rossella Contini, Liliana Maglitto.

Più che l’aspetto tecnico e concreto – la mozione non ha valore vincolante – il dato che emerge da Palazzo Flaim è tutto politico e certifica una sorta di “uno contro tutti”. La vicenda “Muller”, per chi non la conoscesse, è abbastanza semplice. Da circa un anno nel cda (che ha anche rappresentanti della parrocchia di Intra, degli eredi Muller e del comune di Cambiasca) c’è una fortissima contrapposizione tra Maspoli e Drago. Il primo – che ha sempre goduto e continua a godere della stima e del sostegno di Marchionini – è arrivato a denunciare il secondo che, assolto, è pronto a una controdenuncia. In questo clima da “Ok Corral” Maurizio Oldrini, ex consigliere comunale e membro del cda in quota a Palazzo Flaim, a novembre s’è dimesso scrivendo una lettera abbastanza dura in cui segnalava tutte le criticità di questo dualismo e portando il problema alla segreteria del Pd. Da novembre a oggi il sindaco – ma anche il Pd – hanno fatto melina facendo finta che nulla fosse accaduto e non surrogando nemmeno il consigliere dimissionario. Poi, con l’assoluzione di Drago, la vicenda ha accelerato, finendo ieri sera per colpire proprio il primo cittadino, responsabile anche – a detta dei critici – di aver avviato insieme al presidente la procedura di trasformazione da ente pubblico a Fondazione senza consultarsi con nessuno.

Che tirasse una brutta aria, Marchionini l’aveva capito subito, tanto da prendere per prima la parola e partire all’attacco, a testa bassa. La mozione è stata bollata come “giacobina”, “priva quasi di ogni fondamento”, “pressappochista”, frutto di “scarsa frequentazione, scarsa presenza e dialogo con i membri del Muller”, nata con “l’intento di politicizzare situazioni”, “buttare fango”. Il sindaco ha letto una relazione sui risultati positivi ottenuti dal cda, sia a livello economico, sia di servizi.

I suoi oppositori, forti anche di un’intesa trasversale comoda nei numeri, hanno incassato con aplomb ribaltando il problema e mettendola sott0. Il colpo di grazia l’ha dato il segretario Pd Nicolo Scalfi: “l’invito alle dimissioni è un segnale politico forte e doveroso. Nessun attacco personale: ma la situazione non è rosea e c’è conflittualità interna”. E il consigliere democratico Papini, che per un anno e mezzo è stato membro del cda. “il buon lavoro è stato frutto di tutto il consiglio. All’inizio si andava d’accordo, poi non è stato più così. S’è fatto bene? Certo, ma si può fare di più”.

Al momento del voto i consiglieri più vicini al sindaco hanno optato per una sorta di ritirata tattica, minimizzando il dissidio interno. Che resta e che, in Consiglio comunale, a breve dovrà passare anche dai diversi punti di vista del “caso” di via delle Ginestre, tutt’altro che chiuso.

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