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parcheggio madonna campagna
VERBANIA – 30.07.2016 – Promossa ma “blindata”.

Ci sono volute tre interruzioni, due ipotesi di emendamento (uno accettato) e un dibattito trascinatosi sino a notte fonda per dirimere il groviglio politico della variante urbanistica di via Madonna di Campagna. Sulla piastra di cemento creata come parcheggio bus tra il campo di Suna, il cimitero e la questura s’è consumato ieri sera a Palazzo Flaim l’ultimo braccio di ferro tra il sindaco Silvia Marchionini e una parte consistente del suo partito, il Pd.

La vicenda è nota. Un anno fa fu approvato il piano di rigenerazione urbana che concedeva a un privato di ottenere una certa volumetria da spostare su un intervento di edilizia residenziale in fase di realizzazione in cambio di opere nel quartiere: demolizione dell’ex casa Squassoni davanti al liceo, sistemazione e rifacimento della viabilità e del verde circostante. Sulla base di quell’accordo la giunta concordò successivamente col privato 1.100 mq di parcheggio per i bus turistici in quella zona – la contestata “colata di cemento” – attirandosi le critiche del Pd che preferiva un impatto più soft e maggior verde. Ora che, a conclusione di quell’accordo, si doveva approvare la variante urbanistica, c’è stata una certa resistenza interna, iniziata col rinvio  chiesto in Consiglio comunale due settimane fa e finita la scorsa notte.

Il dibattito, che visto dai gruppi di minoranza è stato “surreale”, un “teatrino”, ha mostrato la gran confusione che regna tra le file dei democratici. Confusione che s’è palesata già a inizio seduta con i capannelli di diversi consiglieri che, fuori dall’aula, cercavano una via d’uscita non emersa nel teso incontro di metà settimana. E che invece è emersa in una prima richiesta di stralciare parte della variante e, poi, in un articolato emendamento per stilare il quale il Consiglio è rimasto fermo tre quarti d’ora.

“È una problematica tecnica e politica – ha detto Massimiliano Zapa del Pd –. Siamo ‘in difficoltà’ perché a suo tempo era stato approvato un indirizzo di layout con il verde come parte preponderante. Adesso le parti sono invertite: non c’è stata collaborazione tra partito e giunta”. È stato il segretario cittadino Nicolò Scalfi a definire l’emendamento una “blindatura” delle volontà dell’Amministrazione. il nodo, infatti, è la mancanza di fiducia tra il gruppo e il sindaco, differenza tra ciò che s’era discusso un anno fa e ciò che s’è fatto dodici mesi dopo. Mancanza di fiducia espressa appunto con l’emendamento e le richieste, messe nero su bianco, di presentare alla Commissione urbanistica un piano per la sistemazione a verde della parte restante dell’area, e uno studio idrogeologico che calcoli i rischi di allagamento, oltre a una revisione puntuale della cartografia.

Marchionini dal canto suo ha dovuto fare di necessità virtù: “Se l’Amministrazione ha rinviato – ha detto – è perché c’è la volontà di giungere a una soluzione alternativa. Va bene l’emendamento se mira a meglio definire nel futuro la parte destinata a parcheggio. Lo prendo come elemento positivo, non di caratterizzazione ideologica”.

Al di là dei tecnicismi, che non spostano il problema perché il parcheggio è stato realizzato e tale resterà, la discussione è stato un braccio di ferro tra due correnti in contrapposizione. L’ha capito la democratica Rossella Contini, che a un certo punto ha sbottato: “Il quartiere nell’ultimo anno è rifiorito e c’è stata un’evoluzione notevole in positivo. Cerchiamo di essere concreti. E che cacchio!”. Alla fine, all’alba dell’una e mezza, la variante è passata con 19 voti favorevoli (la maggioranza più il gruppo di Michael Immovilli e Adrian Chifu), un contrario (Vladimiro Di Gregorio di Sinistra Unita) e 2 astenuti (Giordano Andrea Ferrari del gruppo Misto e Renato Brignone di Sinistra & Ambiente), con il resto della minoranza che non ha partecipato al voto. Usando un paragone pugilistico si potrebbe dire che Marchionini e il Pd se le sono suonate sino all’ultimo round e il verdetto è stato un pareggio: il primo cittadino ha portato a casa la variante, il suo gruppo ha salvato la faccia. Il prezzo è stata un’estenuante trattativa condotta in aula, davanti a tutti e in diretta radio che ha mostrato gli evidenti dissidi interni che non si è riusciti a comporre a porte chiuse.

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