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marchionini silvia cc vb
VERBANIA – 18.06.2016 – La divisione c’è,

la frattura pure. Inutile negare: al di là dei buoni propositi e delle frasi ufficiali, nel Partito democratico verbanese c’è una contrapposizione. Da una parte il sindaco Silvia Marchionini e un gruppo di persone a lei vicino, dall’altro lo zoccolo duro con il quale ci sono state frizioni fin dalle primarie del 2014 e dalla scelta della giunta.

All’assemblea dell’altro ieri s’è arrivati dopo una settimana di incontri e conciliaboli, inframmezzati da una minicampagna di tesseramenti che ha ricondotto all’ovile alcuni delusi e arruolato forze fresche, come l’ex comunista Aurelio Tedesco. La segreteria del partito già venerdì scorso aveva scelto la linea di un documento che criticasse l’atteggiamento del primo cittadino, ne prendesse le distanze e rilanciasse il ruolo del Pd. Nei giorni scorsi un incontro di “corrente” ha sancito la decisione di portarlo in assemblea e sottoporlo al voto. Inutili i tentativi di mediazione o di dilazione portati soprattutto da Marco Maierna, l’unico “marchioniniano” della segreteria, colui che all'assemblea ha provato a lungo a rinviare il voto proponendo un altro testo, ricucendo lo strappo. Non ce l’ha fatta.

Il documento nasce dalla risposta della segreteria all’intervista a Eco Risveglio diffusa ai media. Alle critiche già messe per iscritto s’aggiungono poche frasi per proporre una soluzione: “di fronte a una giudizio politico così duro e così ingiusto, che considera la presenza del Pd in Amministrazione non solo un fattore irrilevante, ma un vero e proprio freno all’azione del sindaco, l’assemblea degli iscritti impegna il gruppo consiliare ad agire in Consiglio Comunale in maniera autonoma, raccordandosi coerentemente con gli organi del Circolo Pd di Verbania per assicurare la realizzazione dei contenuti del programma amministrativo proposto ai cittadini nelle elezioni comunali  del 2014. Richiede, inoltre, che la delegazione del Partito Democratico in Giunta assuma una posizione coerente con quanto espresso nel presente documento”. Ufficialmente non è l’uscita dalla maggioranza con un appoggio esterno, ma ci va molto vicino e sortisce lo stesso effetto.

Il gruppo consiliare e la maggioranza

La rigida posizione della segreteria, per quanto condivisa dagli iscritti e votata a maggioranza, è inefficace se non ha un braccio operativo. Quel braccio è il gruppo consiliare, formato a oggi – dopo l’uscita di Giordano Andrea Ferrari – da 16 componenti. Insieme al capogruppo Marco Tartari ci sono Anna Bozzuto, Riccardo Brezza, Alberto Catena Cardillo, Alice De Ambrogi, Davide Lo Duca, Greta Moretti, Massimiliano Zappa, Liliana Maglitto, Rossella Contini, Michele Rago, Nicolò Scalfi, Paola Ruffato, Marinella Ferraris, Alessandro Papini e Pier Giorgio Varini. Una parte di loro era presente ieri e ha votato il documento. Nei prossimi giorni il gruppo si dovrà riunire e decidere se e come recepire gli indirizzi e quale posizione tenere. A quel punto sarà una questione di numeri. Potendo contare sul proprio voto e su quello dei due della civica “Con Silvia per Verbania”, Marchionini ha bisogno di almeno 14 voti per sostenere il numero legale e far passare in Consiglio i suoi provvedimenti.  

Il nodo Vallone e il rimpasto di giunta

Che il rimpasto di giunta non sia all’ordine del giorno è frase ripetuta dall’una e dall’altra parte. In realtà il rimpasto è dietro l’angolo e rischia di innescarsi proprio per il documento del Pd e quell’invito agli assessori di riferimento a agire coerentemente compiendo un passo indietro. Formalmente nell’esecutivo sono 4 (su 6) coloro che sono approdati a quello scranno passando dal Pd. Il vicesindaco Marinella Franzetti e il responsabile dei Lavori pubblici Massimo Forni erano candidati con i democratici, così come Giovanni Alba (Viabilità e Commercio) e Cinzia Vallone (Bilancio e Finanze). Questi ultimi due sono, a oggi, gli unici due riconducibili direttamente al partito. Alba, che sino al 2009 è stato anche membro della segreteria cittadina, è però molto legato a Marchionini. Vallone, al contrario, è da tempo in rotta col primo cittadino e s’aggrappa alla segreteria per avere un appoggio. Appoggio che non ci può più essere e che la pone di fronte a un bivio: dimettersi e allinearsi con il partito, che a quel punto la sosterrebbe; o restare in giunta recidendo il cordone ombelicale con il rischio, poi, che se i rapporti dovessero peggiorare ulteriormente potrebbe essere direttamente Marchionini a rimuoverla. In ogni caso la linea dettata dal segretario Scalfi è netta: la giunta è affare del sindaco e se la vuole cambiare scelga chi meglio crede. In questo senso la posizione assunta è molto simile a un “appoggio esterno”, termine sgradito allo stesso Scalfi per la connotazione negativa che si porta appresso. Le eventuali dimissioni di uno o più assessori innescherebbero scenari difficilmente prevedibili, anche se di nomi di possibili sostituti in questi giorni ne sono circolati e la segreteria è stata chiara nel dire che non parteciperà a alcuna trattativa, né suggerirà sostituti.

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