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antonio bertinotti

VERBANIA – 16.11.2018 – L’unico responsabile è

Antonio Bertinotti (nella foto). Tra accertate prescrizioni e assoluzioni è l’ex sindaco di Arona, anima e deus ex machina della Ciclistica, l’unico degli imputati del processo per le sponsorizzazioni gonfiate nelle gare di ciclismo a finire condannato. Oggi il giudice Rosa Maria Fornelli l’ha ritenuto colpevole dei reati che la Procura di Verbania gli ha contestato relativamente alle edizioni 2010 e 2011 del Gran Premio Nobili Rubinetterie, la prestigiosa kermesse ciclistica che per anni s’è disputata sul Lago Maggiore in coda al Giro d’Italia, con la partecipazione di alcuni dei più forti corridori del mondo.

Costola di altri procedimenti e nata da un controllo dell’Agenzia delle Entrate di Novara, l’inchiesta s’è chiusa in primo grado con la condanna a 9 mesi (la Procura, con i pm Fabrizio Argentieri e Anna Maria Rossi, aveva chiesto due anni e mezzo) del 66enne Bertinotti, e con l’assoluzione, sia degli altri dirigenti sportivi coinvolti (Marta Malatesta, Paola Albertinazzi e Franco Clerici), sia dell’unico imprenditore alla sbarra, il titolare della Sbs di Armeno Alessandro Storti.

Secondo l’accusa Bertinotti, Malatesta, Albertinazzi e Clerici, insieme a Giorgio Sinigaglia (presidente della Ciclistica Arona, deceduto nei mesi scorsi) e a Giovanni Guffanti Fiori (per cui, già in atti preliminari, è stato dichiarato il non doversi procedere per l’intervenuta prescrizione trattandosi di fatture del 2010) avevano creato un sistema per cui, utilizzando quattro associazioni diverse –Ciclistica Arona, Ciclistica Arona Amatori, Ente organizzatore eventi, Organizzazione Gare Ciclistiche– fatturavano rilevanti importi di contratti di sponsorizzazioni alle ditte (Sbs, Nobili Rubinetterie soprattutto e Bis), incassando il dovuto ma poi retrocedendo indietro, e in nero, una parte del denaro. Un sistema di “cartiere” – ha detto il pm Argentieri – per eludere il tetto massimo di fatturazione di ciascuna e restituire parte del denaro, come provato da uno dei testi ascoltati, coimputato in un procedimento collegato che pende in un altro Tribunale. Un teste che, riferendo di aver appreso da Bertinotti del sistema utilizzato, è stato contestato dall’avvocato Marco Rino Orioli, difensore dei dirigenti sportivi, secondo cui le società non erano fittizie ma, anzi, organizzavano altri eventi ciclistici. Orioli ha anche insistito sul fatto che le incongruenze nelle rendicontazioni delle spese possono tutt’al più essere irregolarità fiscali, mentre le sponsorizzazioni erano reali.

L’articolata requisitoria del pm Rossi ha preso in esame la cronistoria di questa inchiesta e di un processo celebrato a tappe forzate per evitare la prescrizione dei reati. Una parte dei quali è già “passata in cavalleria”, tanto che è stata la stessa rappresentate dell’accusa a chiedere il non doversi procedere per tutte le fatture emesse nel 2010 e contestate ai singoli imputati. Nell’individuare le responsabilità, anche alla luce del dibattimento, ha escluso che vi siano prove del coinvolgimento fattivo di Albertinazzi e Clerici, per i quali ha chiesto l’assoluzione. Non per Malatesta, colei che materialmente realizzava le fatture, per la quale ha chiesto un anno e mezzo. Quattro i mesi di condanna proposti per Storti, difeso dall’avvocato Paolino Ardia di Milano e, alla fine, accusato solo di una fattura di 12.000 euro del 2011. Quest’ultimo è stato assolto con la formula perché il fatto non costituisce reato. Malatesta, Albertinazzi e Clerici perché il fatto non sussiste (Malatesta con formula dubitativa). Bertinotti è stato condannato a 9 mesi. Con il prevedibile appello, che sarà depositato solo dopo la pubblicazione delle motivazioni (entro 90 giorni), molto facilmente si arriverà a dichiarare prescritti anche gli ultimi capi d’imputazione rimasti in piedi.

 

 

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