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libera manif

VERBANIA – 06.11.2017 – Valori e promesse, impegni e etica,

parole scritte che pesano. Come il ritornello di una hit, una di quelle canzoni-tormentone sulla cresta dell’onda, da un po’ tempo ascoltiamo – in diversi ambiti e a vari livelli – discorsi sulla trasparenza e la morale. A ogni ombra, polemica o scandalo (vero o presunto) che tocca esponenti politici di qualsiasi colore o connotazione, si promettono misure chiare e inequivocabili che hanno come comune denominatore la legalità, un termine usato e abusato, una sorta di panacea, una coperta di Linus in cui avvolgersi alla bisogna.

Il clima nazionale è quello che è, un coacervo di malcontento popolare dilagante e di demagogia, di crisi sociale-valoriale diffusa e di un certo qualunquismo, che politici e amministratori contrastano con impegni e promesse.

Non scomodiamo casi nazionali, ma sull’onda delle vicende che riguardano l’assessore verbanese Laura Sau e a prescindere a) dal merito della/e vicenda/e, b) dalle diverse posizioni politiche, una sottolineatura in chiave locale la vogliamo fare. Una sottolineatura che parte da Libera, l’associazione fondata da don Ciotti contro le mafie, celebrata a Verbania il 21 marzo con la “Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Libera nel Vco e a Verbania ha una certa presenza, che s’è anche riversata in ambito istituzionale con l’elezione di alcuni suoi componenti negli enti locali. Libera nella campagna elettorale del 2014 ha redatto il manifesto L10, il decalogo dei comportamenti virtuosi degli amministratori, approvato da tutti i candidati. Dopo le elezioni, la nuova giunta di Verbania l’ha formalmente adottato a giugno 2014. E due anni e mezzo dopo (a gennaio 2017) il Consiglio comunale ha aderito a “Avviso pubblico”, la rete degli enti locali di Libera.

Quale sia il contenuto del decalogo lo potete leggere qui. Noi ci limitiamo a riportarne integralmente l’articolo 1: “Non candidare e non assegnare alcun ruolo di dirigenza o di rappresentanza del partito o altra formazione politica a persone rinviate a giudizio o condannate per mafia o per reati contro la pubblica amministrazione; mantenere valido lo stesso criterio per tutte le nomine di competenza del Sindaco”.

L’impegno è chiaro, e chiama in causa almeno due casi in provincia: l’assessore Sau, rinviata oggi a giudizio per abuso d’ufficio; ma anche il neosegretario provinciale del Pd Giuseppe Grieco, che nel 2015 ha patteggiato 5 mesi e 20 giorni per le firme non regolarmente autenticate in campagna elettorale.   

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