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referendum generico
VERBANIA – 23.02.2016 – Ormai solo una cosa

della vicenda del forno crematorio di Verbania è certa: si andrà al referendum in aprile. Chi, tra i promotori e i contigui gruppi consiliari (in primis CittadiniConVoi e Sinistra & ambiente) pensava – sperava – di dare un colpo di spugna trovando nei dissidenti del Pd la sponda per revocare la delibera consiliare di esternalizzazione e chiudere la partita calando l’asse di briscola, è andato deluso. Troppo azzardato, sia sul piano politico, sia su quello amministrativo. Perché, lotte intestine a parte, il ragionamento di fondo per la maggioranza resta valido. Un ragionamento che sintetizzato, anche brutalmente, è così: sì all’esternalizzazione, (forse) no a questa esternalizzazione. La prima parte sta nelle riflessioni che da più anni diverse giunte verbanesi hanno prodotto su questo servizio che non è “proprio” di un ente pubblico, per essere ottimizzato reclama una gestione managerial-commerciale e necessita di ingenti investimenti (che oggi scarseggiano nelle magre finanze dei comuni).

La seconda si sviluppa in tutto ciò che è accaduto nel corso del 2015, cioè la genesi e lo sviluppo del famoso project financing di cui si sa solo il nome del proponente – l’ossolana Altair in raggruppamento con altra società edile della valle – ma non i contenuti perché, pur approvato dalla giunta, viene tenuto nascosto ai consiglieri comunali, anche a coloro che ne hanno fatto espressa richiesta. Senza sapere costi, benefici, prospettive, impatto ambientale e via discorrendo, come si può decidere? E come potranno farlo i cittadini? Su questo punto i nove consiglieri Pd firmatari della mozione presentata ieri in Consiglio comunale sono stati chiari.

Il documento, approvato con una maggioranza trasversale e l’astensione di una parte di Pd, chiede due cose: la correzione della relazione accompagnatoria alla delibera di Consiglio comunale che esternalizza il crematorio e l’impegno alla giunta a revocare la delibera di approvazione del project financing. Questo secondo aspetto è il più rilevante, molto invasivo dell’autonomia di sindaco e giunta.

Parlando di “numerosi e importanti fatti nuovi” e di necessaria “chiarezza di contenuti”, la mozione si fonda su tre date del 2015: 29 giugno, 23 settembre, 3 novembre. Il 29 giugno è il giorno in cui arriva in Comune la proposta di project financing dell’Altair (ma allora non fu svelato perché anche il nome era segreto), il 23 settembre la sera in cui il Consiglio comunale approva l’esternalizzazione, il 3 novembre quello in cui la giunta dice sì al project financing. Poiché tutto, salvo il secondo passaggio, s’è svolto all’insaputa del Consiglio, i democratici vogliono vederci chiaro, leggere i numeri, soppesare l’utilità pubblica. E, poi, magari dire anche sì con convinzione e a ragion veduta.

Intanto, come detto, si va al referendum, quello per cui al momento ci sono un comitato per il sì (i promotori), uno per l’astensione (un gruppetto di pretoriani vicini al sindaco Silvia Marchionini) e nessuno per il no. Se si raggiungerà il quorum e prevarrà il sì, il risultato sarebbe la cancellazione di tutto, esternalizzazione e project financing. Nelle altre ipotesi (quorum con no prevalente, nessun quorum) allora il discorso potrebbe riaprirsi proprio per via di quella mozione approvata stanotte. 

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