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VERBANIA – 22.12.2015 – Michael Immovilli è incompatibile

come consigliere comunale. Così ha votato Palazzo Flaim con una strettissima maggioranza, dopo due ore di discussione, due votazioni, ripensamenti e con un Pd a pezzi. Si apre così la procedura di contestazione al consigliere di minoranza reo, per voto assembleare, di aver presentato ricorso al Tar – peraltro già accolto nella richiesta di sospensiva – infrangendo l’articolo 63 del Testo unico sugli enti locali in materia di incompatibilità.

Un risultato, comunque, Immovilli l’ha raggiunto: seminare il panico nel Pd e spaccare un gruppo nel quale, per stessa ammissione del capogruppo Davide Lo Duca, nonostante “non sia tema politico” è “impossibile portare una sintesi che metta insieme tutte le posizioni: ciascuna si esprima personalmente”. Quanto accaduto in aula ha avuto tre momenti salienti.

Il primo è stato all’inizio, quando il sindaco Silvia Marchionini – e non il presidente Bonzanini, circostanza contestata – ha presentato il punto all’ordine del giorno e ne è seguito un dibattito in cui più consiglieri di minoranza hanno confermato la compatibilità di Immovilli – che ha messo tutti in guardia da ciò che avrebbero votato, paventando denunce e ricorsi – citando pareri e sentenze. Tra questi Renato Brignone (sinistra & Ambiente) e Stefania Minore (Lega Nord). I dubbi sono stati sufficienti per spaccare il Pd.

Lo psicodramma politico è iniziato con le parole del segretario cittadino del partito, Riccardo Brezza, che ha sposato la linea di Di Gregorio (Sinistra Unita) favorevole a un rinvio per approfondire le questioni sollevate nell’incertezza dell’incompatibilità. Il rinvio, nonostante il no di quasi tutta la minoranza, favorevole a votare subito e a votare no, non è stato gradito tanto che prima di metterlo ai voti è stata necessaria una pausa di cinque minuti chiesta proprio dalla maggioranza. Il conciliabolo (nella foto) non ha chiarito le idee e si è arrivati alla conta. Ai 12 voti favorevoli per il rinvio se ne sono contrapposti 13 contrari (3 astenuti). Decisivi il sindaco – a favore del no e schierata per l’incompatibilità – Mirella Cristina di Forza Italia (per l’incompatibilità fin dall’inizio) e il democratico Marco Tartari, che ha cambiato idea almeno due volte.

Una volta arrivati al “dentro o fuori”, il Pd s’è spaccato ancora. Michele Rago ha abbandonato l’aula; in 10, la maggioranza del Pd compresa i più rilevanti esponenti del partito (segretario e capogruppo in primis), s’è astenuta; in 7 della minoranza hanno votato no. Dieci i voti per il sì, quelli di sindaco, presidente del Consiglio, i due della civica “Con Silvia per Verbania” Fausto Cavallini e Filippo Marinoni, i democratici Marinella Ferraris, Alessandro Papini, Tartari, Liliana Maglitto e Rossella Contini.

Immovilli, incompatibile, avrà dieci giorni per rimuovere l'incompatibilità. Se non lo farà si tornerà in aula e si voterà la decadenza definitiva, un'ipotesi che - stando a quanto accaduto a Palazzo Flaim - è anche solo impossibile capire quale esito avrà. 

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