TREVISO - 10-07-2025 -- Escludere le parti civili, risparmiatori e associazioni di categoria. È questa la richiesta dei difensori dei dieci imputati di bancarotta fraudolenta per il dissesto provocato a Veneto Banca. Il procedimento penale, l’ultimo tra quelli scaturiti dall’insolvenza dell’istituto di credito che ha travolto decine di migliaia di soci che hanno visto andare in fumo miliardi di euro, è in corso al Tribunale di Treviso e vede, tra coloro che chiedono un risarcimento, anche alcuni soci-coorrentisti del Vco, nonché la sezione di Verbania del Movimento difesa del cittadino.
Per le difese degli imputati la loro costituzione non è legittima. L’udienza dell’altro ieri s’è concentrata su queste eccezioni: sulla prescrizione delle richieste danni, anche per chi ha aderito ai ristori parziali, sulla definizione dei danni patrimoniali che i danneggiati avrebbero subito dalle condotte contestate agli imputati. I quali hanno, per la Procura – i pm sono Massimo De Bortoli e Gabriella Cama – aggravato lo stato di insolvenza con operazioni sconsiderate, o fornendo prestiti a chi non aveva garanzie sufficienti, o incamerando una lauta buonuscita (è il caso dell’ex direttore generale e ad Vincenzo Consoli), oppure producendo false fatture.
A giudizio ci sono Consoli, gli ex presidenti Flavio Trinca e Francesco Favotto, il condirettore e responsabile commerciale Mosé Fagiani, il vicepresidente del comitato crediti Romeo Feltrin e il componente Daniele Scavaortz, l'avvocato Pierluigi Ronzani, il componente del collegio sindacale Michele Stiz, l’imprenditore Mauro Angeli e Attilio Carlesso, con lui membro del cda di una società fallita e con una rilevante esposizione debitoria verso la banca.
Il gup Cristian Vettoruzzo ha ascoltato le discussioni delle parti e ha rinviato il processo all’11 settembre, data in cui scioglierà la riserva sulle costituzioni.


