CANNOBIO – 8-7-2025 -- Il vescovo Franco Giulio Brambilla non se l’è sentita di tenere un’omelia. Alla folla riunita nella parrocchiale di Cannobio per l’ultimo addio a don Matteo Balzano, il sacerdote 35enne morto suicida sabato scorso, il vescovo ha provato solo a rispondere a una domanda, rivolta ai sacerdoti, ai giovani che don Matteo guidava e alle famiglie:
“Cosa ci dice questa morte?” Ai sacerdoti, ha risposto il vescovo, indica di seguire Cristo, la Pasqua, che è il momento centrale della cristianità.
Ai giovani, la risposta è giunta attraverso una lettera che una ragazza dell’oratorio ha letto a nome dei suoi compagni: “Sei apparso nelle nostre vite come un arcobaleno,
con la tua allegria, le tue battute, il tuo modo scanzonato ma profondo di prenderti cura degli altri.
Hai saputo aiutarci ad affrontare le nostre insicurezze, facendoci tirare fuori il meglio di noi.
Il nostro rapporto non è finito: si è solo trasformato.”
E poi, la risposta data alle famiglie: ciò che queste tragedie ci insegnano è curare di più l’anima.“Abbiamo la casa piena di troppe cose… cose, appunto.” "Don Matteo, sarai sempre con noi", hanno scritto i suoi ragazzi dell’oratorio sulle magliette che hanno indossato per le esequie. Molti piangevano. La comunità di Cannobio piangeva. Anche il sindaco Gianmaria Minazzi, con la voce rotta, ha letto il saluto della città: “Eri diventato un punto di riferimento: per i giovani, i bambini, le famiglie, per l’intera comunità.” Perché, nonostante fosse arrivato a Cannobio da soli 20 mesi, don Matteo ha saputo subito farsi amare. “Sei arrivato tra noi come un arcobaleno”, ha letto ancora la ragazza dell’oratorio.
Composti, annichiliti da un dolore inimmaginabile, i familiari sedevano nel primo banco: i genitori, la sorella, il cognato. E così, davanti a una tragedia che non ha risposte semplici, nemmeno nella fede, il vescovo Brambilla ha concluso con sette parole soltanto: “Dolce fratello, giovani orfani, affranti, pianto infinito. Non potrei aggiungere altro.”
Scortata dagli Alpini, ma portata a spalla da alcuni sacerdoti, la bara rivestita della bianca veste sacerdotale è stata accompagnata al carro per l’ultimo viaggio verso Grignasco, il paese del Novarese da cui è originaria la famiglia, dove Don Matteo è cresciuto e dove ora riposa.
I sindaci dell’alto Verbano e della valle Cannobina hanno portato il loro saluto, insieme all’intera comunità sacerdotale della diocesi e non solo. I preti più anziani, i giovani, e anche alcuni compagni di seminario: mai altare fu più affollato.
Del resto, la notizia della tragica morte di Don Matteo ha scosso tutta l’Italia. Se ne sono occupati molti media nazionali, come ha confermato il vescovo stesso, che ha ricevuto messaggi di cordoglio da una trentina di vescovi e da centinaia e centinaia di persone.


