VERBANIA - 01-07-2025 -- A febbraio è finito in carcere perché, con l’allontanamento da casa e il divieto di avvicinamento -regolato dal braccialetto elettronico- alla moglie, l’avrebbe avvicinata a Domodossola, intimorendola. Tre mesi dopo è finito ai domiciliari nel paese della Campania da cui proviene, ospite della mamma. Ora lui, 40enne del Napoletano trapiantato in Ossola e frontaliere nel Canton Vallese, è a processo per maltrattamenti in famiglia ma chiede di poter tornare in provincia per riprendere il lavoro che aveva perso in Svizzera ma che potrebbe riavere.
È giunto in fase di dibattimento, davanti al collegio del Tribunale di Verbania, il processo nato da una denuncia di “codice rosso” della donna, che s’era rivolta alla polizia dopo numerose vessazioni e aggressioni, avvenute di fronte ai figli minori. In particolare la Procura contesta un episodio risalente all’ottobre dell’anno scorso, quando la vittima, che si trovava sul treno Domodossola-Milano, richiamò l’attenzione del capotreno dicendo di essere in difficoltà. Alla stazione di Stresa salirono i carabinieri, ai quali riferì che al culmine di una lite domestica con percosse nata per l’uso del cellulare da parte di lei, il marito la prese e, in vestaglia, la caricò a forza sul treno una volta giunto allo scalo internazionale domese.


