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tribunale 17

VERBANIA - 17-06-2025 -- Sarà pronunciata il 15 luglio la sentenza del processo che, davanti al gup Rosa Maria Fornelli, vede a giudizio Omar Barrese e Angelo Pennisi. Il primo è il portalettere che, in mutua per uno stato ansiogeno, lavorava al bar del figlio, sul lungolago di Intra; il secondo è il medico di famiglia che gli aveva prescritto l’astensione dal lavoro per motivi di salute. Entrambi sono accusati di false attestazioni, truffa ai danni dello stato e corruzione. Per Barrese il procuratore capo Alessandro Pepè ha chiesto la condanna a 6 anni, per Pennisi a 3 anni e 6 mesi, con già calcolate le riduzioni per la scelta del rito abbreviato.
Nell’udienza di oggi gli imputati si sono sottoposti a interrogatorio. Il postino, difeso dagli avvocati Paolo Pinzone e Salvatore Farruggia, ha spiegato di soffrire di stati d’ansia per via delle vessazioni subite da colui che, col suo esposto, ha avviato il procedimento penale. Si tratta del responsabile di un bar vicino a quello del figlio, con cui i rapporti – inizialmente buoni (l’imputato era in affitto dal denunciante) – sono andati peggiorando nel tempo. Fu lui che si recò in Procura dicendo di aver trovato nell’appartamento lasciato libero da Barrese sacchi di corrispondenza non consegnata. L’attività di indagine s’è sviluppata da quell’episodio e, tra appostamenti e intercettazioni telefoniche, s’è concentrata sull’assidua presenza del postino al bar del figlio, di cui sembrava essere lui il titolare, svolta in un periodo di malattia. È qui che entra in gioco il medico di famiglia con studio nell’alto Verbano, che redige più attestati di malattia e che, nell’ipotesi dell’accusa, per uno di questi ottiene in cambio – la prospettata corruzione – un passaggio per l’aeroporto di Malpensa. La difesa Barrese nega la corruzione. L’avvocato Farruggia ha rimarcato come l’astensione dal lavoro per malattia fosse già stata concessa prima dell’episodio incriminato e che la redazione del certificato anche per via telefonica, senza visita, fosse un’abitudine del medico.
Pennisi, difeso dall’avvocato Clarissa Tacchini, ha sostenuto che gli stati d’ansia del suo paziente gli fossero stati riferiti e che li percepiva anche da una semplice telefonata.
Il gup, visti anche i tempi lunghi dell’udienza, terminata nel tardo pomeriggio, ha aggiornato il processo per repliche e sentenza.

 

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