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Stefano Tommasi

VERBANIA – 6-6-2025 -- Ancora una volta, il Verbano Cusio Ossola si rituffa nel Giorno della marmotta. Il film dove un malcapitato protagonista si ritrova a vivere continuamente lo stesso giorno e le stesse situazioni.

Il caso specifico: la sanità nel VCO e la diatriba mai risolta sulla riorganizzazione ospedaliera. Veniamo al punto con gli ultimissimi sviluppi. È dei giorni scorsi la pubblicazione della nota tecnica, datata allo scorso febbraio, con la quale il ministero della Salute, pur autorizzando la ristrutturazione dei due ospedali esistenti, ribadiva la necessità di concentrare i reparti critici in un’unica struttura. Alla nota la maggioranza dei sindaci dell’ASL VCO (5 su 6) ha risposto chiedendo alla Regione Piemonte di applicare la specificità montana al territorio, al fine di ottenere una deroga che consenta la sopravvivenza di due DEA (dipartimenti di emergenza e accettazione): uno al San Biagio, uno al Castelli. Linea questa sostenuta dalla Lega. La novità, all’interno del centrodestra giunge da Fratelli d’Italia, partito di cui è espressione l’assessore Federico Riboldi che oggi come oggi sembra propenso alla soluzione dell’ospedale unico, andando in controtendenza rispetto a quello che negli ultimi anni la coalizione di centrodestra andava sostenendo. Una presa d’atto rafforzata dalla nota con la quale il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale Carlo Riva Vercellotti,  e il vicepresidente della Commissione Sanità Davide Zappalàconfermando piena fiducia a Riboldi confermano anche la volontà sull’ospedale unico.

Ma la medicina, come spesso accade, racconta una realtà diversa dalla politica. I DEA possono funzionare solo se “sostenuti” da reparti specialistici funzionanti.  Reparti che hanno un costo (e la necessità di personale) e siccome mancano sia soldi sia medici, la situazione nasce già complessa. Facciamo un passo in avanti.  

Chiediamo l’ennesimo parere a qualcuno che nel campo opera quotidianamente: il dottor Stefano Tommasi, ex medico ospedaliero oggi impegnato nella medicina territoriale presso la Casa della Salute di Cannobio, che dopo 23 anni di ospedale, di cui molti nel reparto di cardiologia intensiva a Domodossola, ha deciso di cambiare strada. E proprio la cardiologia diventa, paradossalmente, l’esempio chiave della complessità del dibattito.

“A Domodossola c’è tutto: emodinamica, impiantistica, aritmologia. È lì che si concentra la parte più avanzata della cardiologia,” spiega il medico. E così sulla base di queste considerazioni sarebbe normale che nel caso di permanenza di un solo DEA nel VCO, nella “battaglia” tra San Biagio e Castelli a spuntarla sarebbe Domodossola.  “Ma a Verbania c’è il dipartimento Materno Infantile: come si fa a tenerlo senza una cardiologia H24 o una rianimazione operativa?”

Il paradosso sta proprio qui: le raccomandazioni ministeriali indicano come preferibile un solo ospedale con reparti completi e specializzati, ma ciò nonostante danno il via libera alla ristrutturazione di entrambi i nosocomi. E d’altra parte la realtà pur richiedendo due DEA, viaggia verso un solo DEA, penalizzando inevitabilmente uno dei due presidi, e con esso un pezzo di territorio. Eppure “la duplicazione delle strutture critiche non è solo inefficiente, ma rischia di svuotare entrambi gli ospedali” commenta Tommasi. “Non si può avere un dipartimento ginecologico che funziona, con una biblioteca clinica e la maggior parte dei parti che avvengono lì, e al contempo svuotare Verbania dei reparti di supporto (la cardiologia ndr)” aggiunge il medico. “È illogico. Le raccomandazioni del ministero sembrano tutt’altro che una soluzione concreta.”

Nulla di nuovo, la voce dei medici è chiara da sempre: “Meglio un solo ospedale, completo, attrezzato, con personale stabile. E invece la politica cerca di tenere in piedi l’insostenibile”, ribadisce il cardiologo.

Sul territorio, intanto, la medicina di base e le Case della Salute (ribattezzate Case della Comunità) si candidano a diventare presidio fondamentale per la prevenzione e la gestione delle cronicità, alleggerendo il peso sugli ospedali. Ma la realizzazione delle tre nuove strutture previste con il Pnrr è in vistoso ritardo ed il rischio è di restare impantanati in una geografia sanitaria anacronistica, mentre i bisogni dei cittadini continuano a evolversi. Ma questo è un altro capitolo.

Antonella Durazzo

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