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VERBANIA - 14-05-2023 -- Aveva il Covid e le sue condizioni, già gravi in casa di riposo, l’avrebbero dovuto portare immediatamente in ospedale. Negligenza, imprudenza e imperizia sono le colpe che la Procura di Verbania contesta a due medici donna che, nel marzo del 2020 -durante il lockdown- si occuparono di un 83enne di Verbania, all’epoca ospite di una casa di riposo.

La prima, medico di famiglia per l’Asl nell’ambito territoriale competente, lo visitò il 22 marzo in struttura. Aveva problemi respiratori ma fu giudicato “in condizioni stabili e non dispnoico, quindi curabile nella Rsa e non grave al punto da doverlo trasportare in ospedale.

La seconda, medico d’emergenza del 118 di Novara, la sua valutazione la fece il giorno successivo, il 23 marzo, concludendo che, nonostante avesse febbre e desaturazione e gli fosse stato somministrato ossigeno, non fosse necessario il trasporto al Dea di Borgomanero, che avvenne soltanto il 29 marzo, una settimana dopo i primi sintomi, quando ormai era troppo tardi.

L’anziano, aggravatosi, aveva iperinfiammazione dei polmoni causata dalla cosiddetta tempesta citochimica che gli aveva provocato danno alveolare diffuso e morì a Borgomanero il 1° aprile.

L’indagine condotta dal sostituto procuratore di Verbania Nicola Mezzina, anche attraverso perizie mediche, ha individuato la responsabilità del decesso nel comportamento delle due dottoresse, citate a giudizio per omicidio colposo.

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