
GHIFFA - 13-05-2023 -- È la sicurezza sulla “strada dei frontalieri” il tema d’attualità nel dibattito pubblico all’indomani dell’incidente d’auto nel quale, giovedì sera, è morto un verbanese di 21 anni ed è rimasto ferito un cannobiese di 45.
Simone Suabbi (nella foto), classe 2002, ha perso la vita nella curva di fronte al camping La Sierra mentre rientrava dal lavoro in Svizzera, dove aveva trovato impiego dopo la scuola alberghiera. Guidava la Fiat Panda che ha invaso l’altra corsia di marcia e che s’è scontrata frontalmente con un’altra Panda, al volante della quale c’era un 45enne di Cannobio che, chiuso il negozio a Pallanza, a sua volta rincasava. L’impatto è stato violentissimo, ha distrutto un veicolo e fatto ribaltare l’altro.
Il verbanese è deceduto, il 45enne ha riportato gravi ferite, fratture multiple per le quali è ricoverato all’ospedale di Verbania, dove ha già subito un intervento chirurgico e ha una prognosi riservata.
I rilievi sono stati eseguiti dai carabinieri del Nucleo radiomobile di Verbania, che stanno accertando la dinamica dell’incidente, la cui causa primaria pare essere la velocità. Poco prima dello schianto, avvenuto alle 17, nella chat Telegram dei frontalieri è stato postato un messaggio che segnalava la guida sconsiderata dell’autista d’una Fiat Panda. Il messaggio è stato acquisito dai militari, che hanno anche sentito l’autore (un cittadino svizzero), raccogliendone la testimonianza.
Il corpo di Suabbi, che si trova nella camera mortuaria dell’ospedale di Verbania, non è ancora stato messo a disposizione della famiglia per le esequie.
Intanto, soprattutto sui social network, monta la polemica sulla statale 34, sulla sua sicurezza. Alle segnalazioni di chi lamenta che, in tratti tortuosi e con limite di velocità ridotto (50 nei centri abitati, 60 fuori), si viaggi troppo forte, c’è chi contrappone i tempi lunghi del rientro a casa dopo una giornata di lavoro.
Il problema di fondo è la conformazione della strada stessa e il numero elevatissimo di auto che la percorrono. Quelle dei frontalieri, dei turisti, ma anche mezzi pesanti, bus e torpedoni, la cui velocità è ridotta. Molti invocano una soluzione per ridurre i rischi: dissuasori, autovelox o altri strumenti di deterrenza.


