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VERBANIA - 05-04-2023 -- Il “caso” scoppiò definitivamente quando l’anno scolastico s’avvicinava verso la conclusione. Era l’aprile del 2019 e in una prima elementare d’una scuola della provincia del Vco, una mezza dozzina di mamme si riunirono a casa d’una di loro e decisero di scrivere al preside per parlare dei maltrattamenti che alcuni bambini avrebbero subito da un maestro. L’incontro, il secondo dopo quello di febbraio che aveva portato alla compresenza d’un altro insegnante in aula, non sortì l’effetto sperato e, il giorno successivo, una mamma portò il figlio al Dea perché aveva le orecchie rosse e gli aveva confidato -cosa che mai, prima di allora, aveva fatto- che era abitudine dell’insegnante tirargli le orecchie.
Sono tre i capi di imputazione contestati al maestro presunto manesco: uno è per lesioni volontarie, gli altri due per maltrattamenti. Sono accuse pesanti, più gravi del “classico” reato contestato al docente che eccede nei comportamenti: l’abuso dei mezzi di correzione. Per questo, per la delicatezza della situazione, nel procedimento che lo vede alla sbarra al tribunale di Verbania, le testimonianze delle mamme vanno analizzate e soppesate con cura. L’hanno fatto oggi il pm Anna Maria Rossi e gli avvocati di difesa e parte civile, che a lungo hanno sentito quattro mamme. Una ha lamentato che la figlia era stata punta con la matita sul dorso della mano per aver sbagliato a disegnare, l’altra che il figlio è stato preso, appunto, per le orecchie più volte. “Pensavo che fosse stato il fratello maggiore, ma poi ho capito” - ha raccontato.
Il problema si risolse comunque l'anno successivo perché il maestro, oggi sessantenne, non fu più in servizio nella scuola. L'anno scolastico, peraltro, fu interrotto a metà dalla pandemia.


