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TORINO - 13-01-2023 -- Un anno senza poter esercitare impresa nel settore dei trasporti (pubblico e privato), e uno di sospensione dall’albo degli ingegneri. Sono queste le ultime misure cautelari che hanno colpito, rispettivamente, Luigi Nerini ed Enrico Perocchio. L’amministratore unico di Ferrovie del Mottarone e il suo direttore d’esercizio sono i destinatari dell’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Torino ha valutato, a un anno e mezzo di distanza, le istanze cautelari chieste dalla Procura di Verbania.

È l’ultimo capitolo di una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria iniziata il 26 maggio, tre giorni dopo che la funivia del Mottarone era precipitata strappando la vita a 14 persone. Il procuratore capo Olimpia Bossi e il sostituto Laura Carrera avevano disposto il fermo giudiziario dei due e di Gabriele Tadini, il caposervizio che aveva ammesso d’aver disinserito i freni d’emergenza. Il gip Donatella Banci Buonamici non aveva convalidato l’arresto, rimettendoli in libertà salvo disporre i domiciliari -per il rischio di reiterazione del reato- di Tadini. Contro questa decisione la Procura aveva ricorso a Torino, ottenendo un pronunciamento favorevole e la conferma dei domiciliari per i due.

In Cassazione c’era stato un altro capovolgimento, con la decisione di trovare per Perocchio una misura meno afflittiva e di reistruire la pratica per Nerini, poiché nel precedente giudizio i giudici non avevano considerato della documentazione difensiva prodotta.

Il Riesame-bis, dopo l’udienza di un mese esatto fa, ha sciolto oggi la riserva. I giudici ritengono che sussistano ancora rischi di reiterazione del reato per via delle condotte scellerate sulla sicurezza mostrate dai due, colpiti però non con la limitazione della libertà personale, ma con un allontanamento forzato di un anno dal lavoro.

Nerini e Perocchio hanno ancora la possibilità di rivolgersi in Cassazione.

 


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