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tribunale 17

VERBANIA - 15-11-2021 -- Per l’accusa non ci sono dubbi: era ubriaca e, in stato d’ebbrezza, se la prese coi carabinieri che cercavano di calmarla, strappando la divisa di uno, insultando e cercando di aggredire altro. Ma, per la difesa, dietro a quegli episodi di resistenza e oltraggio c’è ben altro: era in preda agli effetti della droga dello stupro. Punta a una causa di necessità o a una sorta di infermità temporanea la difesa della 49enne ucraina che, a Verbania, è a processo per la “scenata” del 14 luglio 2019 avvenuta dentro e fuori l’hotel Villa Carlotta di Belgirate. Di notte uscì discinta -indossava solo la vestaglia, nemmeno completamente chiusa- dalla stanza che aveva preso per un fine settimana romantico (lei sostiene di amicizia) da trascorrere con un ex carabiniere pugliese conosciuto via Facebook e, correndo per i corridoi, bussò alle porte degli altri clienti gridando “dov’é?, dov’è?”. Cercava l’amico che, approfittando del momento in cui lei era andato in bagno, era scappato per tornare a casa, dimenticando anche il portafogli coi documenti. L’ex carabiniere aveva strappato un passaggio per l’aeroporto da un cameriere che smontava. Lei lo cercò anche alla reception e, poi, fino in strada. Gridava e si agitava pericolosamente vicina alle auto in transito sulla statale 33 quando arrivarono i carabinieri. La pattuglia della stazione di Stresa cercò innanzitutto di impedirle di finire investita. Ma lei reagì ai militari insultandoli pesantemente, strattonandoli e aggredendoli. Arrivò anche l’ambulanza del 118, più un’auto medicalizzata, che le somministrò il calmante. La movimentata serata si concluse con una denuncia a piede libero che ha dato il la al processo nel quale l’ucraina ricostruisce diversamente i fatti. Sostiene che non era ubriaca e che lo stato di agitazione le è stato indotto dalla droga dello stupro somministrata a sua insaputa da qualcuno, probabilmente dall’amico che le chiedeva prestazioni sessuali che lei non era disposta a concedere. Su questa versione l’avvocato Fabrizio Cardinali, suo difensore, chiede l’assoluzione quantomeno perché l’agitazione non dipese dalla sua volontà e, comunque, per lieve tenuità del fatto. Il pm Maria Portalupi ha chiesto la condanna a 5 mesi, mentre i due carabinieri, costituiti parte civile con l’avvocato Canio Di Milia, 1.000 euro di risarcimento ciascuno. Toccherà al giudice, il 26 gennaio, decidere quale versione è la più credibile.

 


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