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vincenzo consoli

TREVISO - 04-05-2021 - - Il processo resterà a Treviso, perderà qualche centinaio di azionisti non riconosciuti come parti civili, e non avrà come responsabile civile Intesa Sanpaolo.

Nella terza udienza del processo per ostacolo alla vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto che ha come unico imputato per il crac di Veneto Banca l’ex ad e dg Vincenzo Consoli (nella foto), ieri sono state sciolte tutte le questioni preliminari. La prima, che rischiava di far naufragare il procedimento nel mare magnum della prescrizione (un rischio comunque concreto già adesso) e determinare il secondo trasferimento del fascicolo dopo quello da Roma a Treviso, è stata risolta a sfavore della difesa. I legali del 72enne manager avevano eccepito l’incompetenza territoriale sostenendo che, poiché tra i magistrati del distretto giudiziario del Veneto ci sono ex azionisti azzerati di Montebelluna, il processo andava celebrato a Trento.

Non sarà così, perché il collegio presieduto dal giudice Umberto Donà ha rigettato l’eccezione, così come quella, sollevata dalle parti civili, della chiamata in causa di Intesa Sanpaolo che, avendo rilevato le attività bancarie dell’istituto messo in liquidazione coatta amministrativa nel 2017, si chiedeva dovesse rispondere degli eventuali danni.

A proposito di parti civili, è stata accolta la testi della difesa dell’imputato secondo cui chi, nel 2017, aveva aderito all’offerta di indennizzo del 15%, non potesse accampare alcuna richiesta di risarcimento. Ciò significa che, tra gli azionisti costituiti, alcuni anche del Verbano Cusio Ossola, ne sono stati stralciati circa 370.

 


 

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