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prato michellaccio allagato

VERBANIA - 22-02-2021 -- La proroga è scaduta a mezzanotte e, nonostante il tardivo fermento della politica (a tutti i livelli), nessuna novità è giunta. Da oggi ConSerVco non potrà più utilizzare il sito dell’ex inceneritore di Prato Michelaccio come deposito di stoccaggio temporaneo di carta e cartone che, raccolti porta a porta in tutti i 74 comuni del Vco, saranno avviati al riciclo senza essere conferiti in un unico punto, pressati e smaltiti insieme come sempre avvenuto. L’effetto concreto è il rilevante aumento dei costi di trasporti e logistica, che si ripercuoterà sul bilancio di ConSerVco e, a catena, sui singoli comuni e, in ultima istanza, sulle tasche dei cittadini tramite le bollette.

Tecnicamente è l’ultimo passo di un percorso irreversibile avviato con la dismissione del forno inceneritore, deciso dalla Provincia sotto la gestione di Massimo Nobili, tra il 2009 e il 2014. Dopo di lui il suo successore, Stefano Costa, ha approvato l’atto che ha posto fine alla classificazione di quell’area in riva al Toce nel comune di Mergozzo -dirimpetto a Gravellona- come sito industriale. Sono così scattati i vincoli idrogeologici imposti dal Pai, il Piano per l’assetto idrogeologico della Regione, che classifica Prato Michelaccio come un terreno esondabile (nella foto il sito come appariva dall'elicottero lo scorso 3 ottobre), rendendolo inammissibile come deposito di rifiuti. Che questo sarebbe stato l’approdo burocratico dello stop al forno era noto da tempo. Ed era stata già in tempi non sospetti la Provincia, per voce dei tecnici e sulla base delle leggi ambientali, a dirlo. Negli ultimi anni, però, il Consorzio dei rifiuti, il ConSerVco e i suoi sindaci soci, poco o nulla hanno fatto per trovare una soluzione alternativa. Tranne nel 2019, quando con l’acqua alla gola hanno avviato le pratiche per un nuovo sito a Ornavasso, contando sull’ordinanza concessa dal presidente Arturo Lincio e sulle due proroghe successive, l’ultima delle quali è scaduta appunto ieri.

Con Lincio che, sostenuto da un parere legale, ha fin da subito dichiarato che dopo aver concesso 18 mesi non avrebbe firmato un’ulteriore proroga ritenuta illegittima, i sindaci hanno invano fatto pressione -contando su un diverso parare legale- per il contrario. Giovedì il Consiglio provinciale ha votato un ordine del giorno che gira la palla alla Regione, chiedendo che sia il governatore Cirio a firmare, d’intesa con il ministero dell’Ambiente, la proroga. La Regione non ha risposto e, da oggi, Prato Michelaccio è off limits ai mezzi della raccolta rifiuti.

 


 

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