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GIGNESE - 12-11-2020 - “Cicogna Ultima Thule”,

s'intitola così l'ultimo libro di Fabio Copiatti un azzardato quanto illuminante accostamento tra l'imbocco della Val Grande e la mitica isola che sognava il confine delle terre conosciute. 57 anni, Verbanese di Cossogno con una lunga esperienza di guida escursionistica, Copiatti percorre in questo nuovo volume  (Monterosa edizioni) un cammino dal Lago Maggiore alla selvaggia Val Grande, lungo le antiche mulattiere e i sentieri che hanno disegnato la geografia e la storia di questi luoghi. Un viaggio a piedi nello spazio e nel tempo, dove i ricordi dell’autore si intrecciano a doppio filo con la storia del territorio.
Un lungo lavoro su giornali d’epoca e materiali d’archivio, ha portato l'autore a scoprire un territorio lontano dal turismo di massa, fatto “della stessa sostanza” delle storie diversissime vissute dalla gente che l'ha popolato. Contadini, contrabbandieri, commercianti, religiosi, partigiani.
E se Cicogna è tradizionalmente considerata il punto di partenza di tante escursioni, il libro di Copiatti segna già dal titolo l'invito a un cambiamento di prospettiva, punto di arrivo, ultimo approdo prima dell'immersione totale nella natura della Val Grande.  “Cicogna andrebbe raggiunta così, a piedi, non in auto, per capire il suo passato, il suo presente ma anche il suo futuro. Così la racconto nel mio libro: un viaggio lento, un cammino nella memoria e nella natura, tra le genti che l'hanno abitata e tra chi la vive oggi” dice l'autore.
Un viaggio lungo migliaia di anni quello compiuto da Copiatti, un viaggio che parte dalle incisioni rupestri e approda alle prime esplorazioni del CAI Verbano; dal tragico rastrellamento dei nazifascisti del 1944 alla vita di tutti i giorni negli alpeggi e nei corti; dalle escursioni dei turisti impegnati nel “Gran Tour”, alla dura vita dei borradori impegnati nella fluitazione del legname. Racconti, testimonianze d'epoca, immagini tessono la tela di un territorio che merita di essere scoperto e riscoperto, soprattutto in un momento in cui il turismo di prossimità torna a essere un’alternativa praticata.

Fabio Copiatti è nato a Verbania nel 1963, da genitori nati e cresciuti a Cossogno, paese al quale è profondamente legato. Dal 1996 al 2019 ha lavorato per il Parco Nazionale Val Grande. Trasferitosi nel dicembre 2019 all’ombra delle Dolomiti Bellunesi, oggi si occupa di politiche per la sostenibilità.

Ricercatore storico, biologo e guida escursionistica ambientale, da trent'anni studia la cultura e le tradizioni alpine.

Tra i suoi libri si ricordano: Sentieri antichi. Guida agli itinerari archeologici del Verbano Cusio Ossola con Alberto De Giuli (1997), Incisioni rupestri e megalitismo nel Verbano Cusio Ossola con Alberto De Giuli e Ausilio Priuli (2003), Baldassare e Serafino Verazzi pittori del lago Maggiore con Valerio Cirio (2005), Messaggi sulla pietra. Censimento e studio delle incisioni rupestri del Parco Nazionale Val Grande con Elena Poletti Ecclesia (2014).

Ultimo suo lavoro è A passo di vacca. Dalla Val Grande alle valli Ossolane con Antonio Garoni (1842 -1921), la guida alpina che tracciò il sentiero Bove (prima edizione 2018, seconda edizione ampliata e aggiornata 2019). Il racconto “Sofia e la grande nevicata del febbraio 1888” ha vinto ex-aequo l’edizione 2020 del Premio letterario internazionale Andrea Testore – Plinio Martini “Salviamo la Montagna” per la sezione narrativa.


 

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