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VERBANIA - 26-10-2020 -- Quella del forno inceneritore

di Mergozzo è una storia che viene da lontano e che si trascina, anche politicamente, da ormai quasi dieci anni, senza che sia chiaro quale sarà il suo epilogo. L’inizio del problema ha una data: giugno 2012. È allora, dopo 35 anni di ininterrotta attività, che il termovalorizzatore di Mergozzo viene spento. Lo chiude la giunta provinciale di Massimo Nobili (centrodestra), insediatasi nel 2009 con l’impegno di far cessare l’attività del forno. Un impegno bipartisan, condiviso dal suo rivale alle urne, e presidente uscente, Paolo Ravaioli (centrosinistra). Lo stop ha come effetti collaterali la fine dell’autonomia del Vco nella gestione dei rifiuti (da allora vengono portati in discarica altrove), il venir meno per ConSerVco dell’unica sua realtà industriale, e l’obbligo di dismettere Prato Michelaccio. Che, trovandosi in una zona esondabile, dal momento che non ospita più il forno inceneritore, non gode del diritto di mantenere gli altri impianti di trattamento rifiuti.

Questo limite, ribadito nel tempo dalle autorità, diventa uno scoglio definitivo quando, dopo una pre-conferenza dei servizi, i competenti uffici provinciali, applicando la legge, negano l’autorizzazione alla proroga. È il 2018 e, per scongiurare lo stop alla raccolta dei rifiuti, il presidente del Vco Arturo Lincio firma l’ordinanza, seguita da altre tre a cadenza semestrale, che allunga ai tempi in attesa di una soluzione alternativa, individuata dai comuni la scorsa estate in un deposito a Ornavasso e nella conversione di parte dell’ex discarica delle Nosere, in aggiunta a un grosso impianto per trattare i rifiuti organici a Cuzzago di Premosello, pensato come investimento. Nel frattempo ConSerVco e il comune di Verbania ricorrono al Tar contro la Provincia per l’annullamento del provvedimento della conferenza dei servizi. Il Tar respinge il ricorso.

I tempi stringono e l’ultima scadenza di febbraio 2021 non sarà rispettata. Un’ulteriore ordinanza la potrà firmare la Regione, in attesa che i siti alternativi siano pronti.

Sullo sfondo resta lo scoglio economico. Il ciclo dei rifiuti è gestito dal Consorzio unico del Vco, che ha come soci tutti i comuni. Consorzio e comuni sono soci a loro volta di ConSerVco, la società che si occupa di raccolta e smaltimento. È il braccio operativo, che si alimenta finanziariamente della tassa rifiuti che i comuni fanno pagare ai cittadini e che copre il 100% dei costi. Realizzare nuovi impianti e dismettere quelli vecchi (per la chiusura definitiva di Prato Michelaccio, che ha come scadenza il 2025, si stima una spesa d 2,5 milioni) ha un costo che, giocoforza, si scaricherà sulle tariffe. Ed è anche per questo, per la delicatezza del tema nell’impatto sull’opinione pubblica, che la politica discute e si divide.

 

 

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