1

infortunio grav

VERBANIA – 27.06.2018 – Una morte bianca evitabile, 

un incidente sul lavoro dovuto al mancato rispetto delle norme di sicurezza. Omicidio colposo con violazione della tutela del lavoro è il reato che la Procura di Verbania contesta a Donato Bigotti, il 77enne imprenditore edile di Cambiasca titolare dell’omonima impresa (in società con i figli) che aveva alle sue dipendenze Antonio Pasquarelli, 54 anni, operaio di Caprezzo morto su un cantiere a Gravellona Toce il 9 gennaio scorso. Il sostituto procuratore Nicola Mezzina ne ha chiesto il rinvio a giudizio, che sarà valutato dal Gup Elena Ceriotti il 10 ottobre, data dell’udienza fissata dopo che quella di ieri è stata rinviata per l’adesione dei difensori dell’imputato, Guido Musella e Giovanni Aquino, allo sciopero degli avvocati indetto dall’Unione delle camere penali italiane.

Bigotti è l’unica persona delle cinque iscritte inizialmente nel registro degli indagati per la quale il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. Per il direttore tecnico dell’impresa, per due soci e per il geometra coordinatore della sicurezza ha chiesto l’archiviazione, contro la quale la parte civile, i familiari dell’operaio, non s’è opposta pur presentando al giudice una memoria scritta in cui spiega per quale ragioni ritenga vi sia una corresponsabilità.

La moglie e il figlio dell’operaio deceduto sono assistiti dall’avvocato Cristina Gulisano di Verbania. La mamma e i fratelli dall’avvocato Giulio Vinciguerra di Torino e sono seguiti dal consulente personale Giancarlo Bertolone e dallo studio 3A di Venezia, società specializzata nella gestione delle pratiche risarcitorie derivanti da gravi incidenti. Moglie e figlio non hanno dato incarico alla società per avanzare richieste risarcitorie e si dissociano dalle iniziative degli altri parenti.

Sul piano civile sono in corso trattative con l’assicurazione. Sul piano penale la parola spetta al Gup, che dovrà decidere se rinviare a giudizio l’imprenditore edile e se archiviare le altre quattro posizioni come chiesto. La valutazione sarà fatta sugli atti: sui documenti acquisiti, sulle testimonianze raccolte dallo Spresal e sulla ricostruzione effettuata da consulente tecnico nominato. Quanto accaduto nella tarda mattinata del 9 gennaio emerge dalla relazione di quest’ultimo. Nella palazzina di Gravellona Toce che la Bigotti stava ristrutturando si trovavano, in un locale al primo piano, Pasquarelli, un altro operaio e il datore di lavoro. Quest’ultimo sovrintendeva all’opera degli altri due che, ciascun con un martello pneumatico, stavano demolendo una parete esterna. Lavoravano -evidenzia il perito- non seguendo le corrette procedure, cioè dal basso verso l’alto, e senza aver puntellato la parete. L’altro operaio, uscito indenne dal crollo, aveva fatto presente la scarsa sicurezza poco prima che il muro, peraltro portante rispetto alla struttura, cedesse all’interno travolgendo Pasquarelli, che non riuscì a scansarsi. I soccorsi furono rapidi. Le macerie vennero rimosse ma l’operaio di 54 anni era già morto. Secondo il medico legale il decesso fu quasi istantaneo, dovuto ai traumi riportati al capo e alla schiena.

Nella foto il luogo dell'incidente.

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.