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maggiore spiaggia bar

VERBANIA – 19.06.2018 – Il ristorante ancora non c’è,

il bar è “minimal”, la spiaggia attrezzata non è mai decollata e l’ipotesi della discoteca è stata accantonata. All’inizio del secondo dei dieci anni previsti dall’oneroso (per investimenti e canone d’affitto) contratto d’affitto firmato l’anno scorso con il Comune per bar, spiaggia e ristorante del “Maggiore” la gestione dei servizi viaggia, per così dire, a scartamento ridotto. Il consorzio Gm – Gestione multiservice di Milano, che con l’unica offerta presentata nei tre bandi di gara andati deserti (il primo richiedeva addirittura lo chef stellato come condicio sine qua non per partecipare al bando) s’è assunta il compito di lanciare il “Maggiore” come locale pubblico, non ha ancora dato piena attuazione all’offerta tecnica con cui s’era aggiudicata il contratto.

Il consorzio milanese, che ha delegato come operatore prima la cooperativa “I Nuovi Borghi” (che gestisce l’ostello di Cicogna e che è partner del progetto di albergo diffuso di Cossogno da finanziare con fondi regionali Pti) e, da settembre, la Professional service srl, aveva messo sul piatto 169.500 euro di investimenti tra ristorante (120.000), bar (40.000), sdraio e ombrelloni (6.100 euro) e spese varie (3.400) da ammortizzare in dieci anni. E, senza contare stagionali o dipendenti a chiamata, aveva previsto di assumere 10 persone: 6 per il ristorante (uno chef, un sous chef, una persona di supporto, un lavapiatti e due camerieri di sala); 3 per il bar (uno a caffè e bevande, uno per le pietanze, uno di supporto); e un bagnino per la spiaggia.

Nell’offerta c’erano anche precisi impegni negli arredi, “conformi alle normative vigenti (anche paesaggistiche, ndr)“ e “leggeri”. “Si prediligeranno attrezzature dal design lineare, realizzate nel rispetto della natura, con materiali riciclati e comunque ecologici”. Arredi che “definitivi, si configureranno entro la seconda stagione di gestione”. Solo eventuale era l’opzione di trasformare lo spazio a rustico del piano terra (sotto i “sassi”, aperto verso l’esterno) in discoteca-sala da ballo, un altro investimento molto oneroso.

I forti investimenti erano necessari per aumentare i ricavi e compensare i gravosi canoni di affitto: 10.000 euro l’anno per i primi due anni (per gli otto mesi circa del 2017 è stato concesso uno “sconto” di 5.000 euro), 20.000 per il terzo, 40.000 per il quarto, 60.000 per i successivi sei. Nel piano economico e finanziario originale erano previsti ricavi a crescere da 412.000 a 639.000 euro, con una perdita il primo anno di 6.100 euro circa e un margine nell’ultimo di 102.000.

Il confronto tra l’idea del “Maggiore” esposta l’anno scorso e quanto sino a oggi è stato realizzato è visibile a tutti. Il ristorante non c’è e il locale cucina è vuoto. Gli arredi esterni del bar sono tavoli e sedie di plastica promo-pubblicitari. Sdraio e ombrelloni in spiaggia sono assenti anche se nei giorni scorsi è comparso un chiosco di legno. Della discoteca non s’è mai parlato anche se, una sera a settimana, il piccolo locale del primo piano è stato utilizzato per il ballo liscio degli anziani “sfrattati” da Villa Giulia.

In questa constatazione c’è un ragionamento che riguarda, più in generale, l’appeal e lo sviluppo del “Maggiore”, già Centro eventi multifunzionale. L’interazione degli spettacoli, interni o nell’arena esterna, con i servizi bar-ristorante-spiaggia doveva essere il volano per rendere la struttura, se non redditizia, quantomeno autosufficiente e per fare da volano a una piccola economica che sarebbe dovuta nascere in riva al lago, alla foce del San Bernardino, nei “sassi” disegnati dall’architetto Salvador Perez Arroyo.

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