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VERBANIA – 15.05.2018 – Sarà un processo lungo,

discusso su due binari paralleli, quello del crac dell’Ossolana. Oggi al tribunale di Verbania s’è aperto il dibattimento del procedimento che, davanti al collegio, vede alla sbarra Luigi Morelli e Giuseppe Nasini. Gli altri cinque imputati hanno operato scelte processuali differenti, chiedendo riti alternativi. Cesare Boni e Vincenzo Grossi, che l’accusa ritiene essere “teste di legno” che s’erano prestate a ricoprire il ruolo di amministratori e legali rappresentanti della società, hanno chiesto di patteggiare. Una richiesta che la Procura – il titolare del fascicolo è il sostituto Gianluca Periani – ha respinto perché, per reati fiscali e di bancarotta, può essere presa in considerazione solo se si risarcisce il danno. Poiché si stima che il danno, stando almeno all’entità dello stato passivo del fallimento Ossolana, sia di circa 16 milioni di euro, è impensabile che lo saldino per intero. Alla fine entrambi, così come Vincenzo Raso, e i fratelli Pier Paolo e Gian Luca Morelli, andranno a giudizio con rito abbreviato davanti al gup Elena Ceriotti in una data che non è stata ancora stabilita.

È già stato definito, invece, il calendario dell’altro processo. Martedì prossimo, 22 maggio, si terrà un’udienza interlocutoria per il conferimento dell’incarico peritale per la trascrizione delle telefonate intercettate dalla Guardia di finanza e selezionate dalle parti come utili al processo. Il 12 giugno proseguirà l’interrogatorio del luogotenente delle Fiamme Gialle che coordinò le indagini e sarà ascoltato il commercialista Francesco Roman, curatore fallimentare di Ossolana. L’11 settembre toccherà ad altri testi dell’accusa, tra cui anche alcuni coimputati; il 9 ottobre a quelli della difesa. Se non ci saranno slittamenti l’ultima udienza, e la sentenza di primo grado, arriveranno il 23 ottobre.

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