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banche venete

VERBANIA – 15.04.2018 – Le vie giudiziarie sono aperte

e offrono qualche speranza, ma la strada principale è politica. È al dopo-elezioni e al mantenimento delle promesse della campagna elettorale che i soci-azionisti “beffati” da Veneto Banca guardano con attenzione. L’ha detto chiaramente ieri, nell’incontro tenutosi alla Società operaia di mutuo soccorso di Intra, l’avvocato Matteo Moschini. Referente per il Movimento difesa del cittadino, segue – insieme alla collega verbanese Clarissa Tacchini – una quarantina di soci del Vco che hanno perso tutto con la messa in liquidazione del’istituto di Montebelluna e che stanno in qualche modo cercando di rivalersi. La loro speranza maggiore sta in quanto M5S e Lega Nord, i partiti usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo, hanno promesso. “Entrambi erano favorevoli al risarcimento delle vittime dei crac delle banche venete – ha spiegato –. Non a caso in questi giorni sono fermi in parlamento i decreti attuativi della Legge che ha istituito il cosiddetto fondo nazionale banche”.

Un fondo che dispone di 100 milioni spalmati in 4 anni. “Una briciola dei soldi che si sono mangiati le banche: 10 miliardi – ha commentato –. Il fondo vale, prima che per le venete, per Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, quelle fallite in precedenza. Il 24 aprile saremo a Roma per incontrare i capigruppo di Lega e 5 Stelle, ma contiamo di parlare anche con i presidenti di Camera e Senato. La soluzione a questo problema la deve dare alla politica”. Il perché è, secondo i consumatori, legato alla mancata vigilanza: “Tra inchieste giudiziarie, commissione parlamentare e relazioni dei vari organi di vigilanza è ormai assodato che le due venete hanno truffato i loro clienti vendendo le proprie azioni ‘gonfiate’. Ma Banca d’Italia dov’era? La Consob dov’era? Come poteva il governo non prevedere il caos delle capitalizzazioni quando ha deciso che le banche popolari di grandi dimensioni non sarebbero più state cooperative?”.

Attendendo la politica, sul piano giudiziario sono due gli eventi più attesi: l’istanza di fallimento di Veneto Banca che sarà discussa in settimana a Treviso (la decisione arriverà entro l’estate), e il riavvio del processo per ostacolo alla vigilanza (atteso per settembre) che il tribunale di Roma ha dirottato in Veneto per incompetenza territoriale. “Se fosse dichiarato il fallimento si aprirebbero nuovi scenari penali con possibili reati di bancarotta – ha spiegato –. Il processo per ostacolo alla vigilanza è importante perché a Roma Intesa Sanpaolo era stata citata come responsabile civile, cioè chiamata a risarcire al posto di Veneto Banca”.

Intanto chi ha perso i soldi che cosa può fare? “Può chiedere l’ammissione al passivo, i cui termini scadono a giorni – ha affermato, rispondendo alle domande del pubblico –. Può costituirsi parte civile nel processo penale o preparare le domande per accedere al fondo nazionale che dovrà partire”.

Le speranze di riavere indietro qualcosa sono basse, ma gli azionisti non ci stanno, e non solo per una questione economica. “Ci hanno traditi – ha detto uno di loro –. Noi ci fidavamo. Ci hanno venduto azioni che non valevano niente o obbligati a farlo in cambio di mutui. Qualcuno, i vari Zonin e Consoli, devono pagare personalmente e pesantemente”. “Avete ragione – ha concluso l’avvocato Moschini – e purtroppo anche spogliandoli dei beni con azioni giudiziarie non ci sarà un risarcimento. Se vi può consolare a Vicenza capita sempre più spesso che Zonin (l’ex padre padrone della popolare di Vicenza, ndr) e la moglie non siano accettati nei ristoranti: li buttano fuori”.

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