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VERBANIA – 13.02.2018 – “Aiuto, mi ha accoltellato”.

I carabinieri accorsero perché la centrale operativa segnalò una lite con accoltellamento e quando giunsero sul posto, nelle vicinanze del lungolago di Baveno, trovarono due persone ferite. Una, il pizzaiolo egiziano Mostafa Ibrahim El Komy, aveva alcuni tagli e lamentava dolori al corpo; l’altro, un giovane di Baveno, mostrava una profonda ferita da taglio al palmo della mano sinistra, da cui sgorgava parecchio sangue. Entrambi furono portati con l’ambulanza in ospedale, dal quale vennero dimessi con prognosi differenti: 12 giorni per un trauma cranico e altre ferite per il pizzaiolo, 10 giorni – diventati 35 il giorno successivo, dopo un’ulteriore visita – per l’altro.

Nessuno sporse denuncia ma i militari, data la gravità della prognosi e l’uso dell’arma, procedettero d’ufficio e ricostruirono quanto accaduto. Nella tarda serata di un giorno d’agosto del 2015 il bavenese, insieme alla fidanzata d’allora, si recò dalla kebabberia-pizzeria di via Monte Grappa, sotto la chiesa di Baveno, per ordinare due pizze d’asporto. La lite con il dipendente in servizio nacque per del denaro contante: alla richiesta del cliente di farsi cambiare 5 euro in moneta, questi rifiutò e i due discussero. Il pizzaiolo dalle parole passò ai fatti calando verso il volto del rivale un coltello da cucina dalla lama di 20 centimetri. L’aggredito alzò la mano sinistra per proteggersi e fu ferito in maniera seria (ancora oggi ha difficoltà a muovere il mignolo), poi reagì colpendo l’avversario al volto. La colluttazione – nel frattempo la fidanzata s’era allontanata per paura – proseguì e l’artigiano finì nella vetrina, sfondata e andata a pezzi. Il bavenese corse per strada verso il lungolago invocando aiuto e fu notato dagli avventori di un bar, tra cui un suo amico. Alla vista di quella gente il pizzaiolo che lo rincorreva, rientrò.

Per la Procura El Komy è responsabile di lesioni aggravate dall’uso dell’arma. Processato ieri dal tribunale di Verbania, è stato condannato dal got Marta Perazzo a un anno con i benefici di legge, la stessa pena chiesta dal pm Guido Dell’Agnola, che ha negato le circostanze attenuanti. Per la difesa, sostenuta dall’avvocato Melania Ruberto, non c’è prova che l’avvio della colluttazione sia stato colpa del suo assistito, né che non fosse il rivale a impugnare il coltello, tanto che il suo cliente aveva ferite da arma da taglio.

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