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tribunale 16

VERBANIA – 12.02.2018 – La polizia è andata da loro

quasi a colpo sicuro e non ha sbagliato, anche se poi l’arresto non è stato convalidato. Ricettazione è il reato per cui ieri mattina sono finiti in manette Xhoni Kotorri e Giovanni Maltese. Ventuno anni il primo, 30 il secondo, all’alba di domenica – attorno alle due e mezza – sono stati fermati da una Volante della questura in viale delle Rimembranze a Pallanza. Identificati e riconosciuti come soggetti noti per precedenti di polizia (Maltese anche penali), data l’ora sono stati invitati a far rientro a Intra, nell’abitazione che Kotorri divide con la mamma e in cui Maltese è temporaneamente ospite. Raccolto il sollecito, hanno inforcato un’Atala rossa e una Bianchi grigia pedalando in direzione di Intra.

In mattinata inoltrata in questura sono state presentate due denunce per altrettanti furti: un pc da un ristorante di piazza San Rocco a Intra (poco distante da casa Kotorri), e due biciclette da un garage della Castagnola (vicino al luogo del fermo). Le biciclette erano le stesse, modello e colore, che i due fermati poche ore prima avevano utilizzato per muoversi. Con evidenti sospetti la polizia s’è recata al domicilio del giovane albanese, rintracciando subito le due biciclette. E, su accordo con il sostituto procuratore di turno, disponendo i due arresti in flagranza e effettuando una perquisizione domiciliare dalla quale sono emersi il notebook sparito dal ristorante, un pc Mac di ignota provenienza e una valigetta contenente i documenti di un altro ristorante di Intra visitato dai ladri a fine dicembre.

Stamane i due si sono presentati in tribunale per la convalida. Kotorri, difeso dall’avvocato Annamaria Possetti, ha confessato il furto delle biciclette da un garage la cui saracinesca era aperta per metà e quello del notebook prelevato entrando dalla porta della cucina del locale rimasta aperta. Anche Maltese, assistito dall’avvocato Alberto Pelfini, ha confessato d’aver partecipato alla sottrazione delle bici, ma non del pc. Entrambi, però, hanno negato d’essersi introdotti nel ristorante derubato a dicembre, raccontando che la valigetta l’avevano trovata abbandonata nelle vicinanze dell’ex discoteca Tam Tam.

Il giudice Raffaella Zappatini, non rilevando la flagranza della ricettazione, non ha convalidato l’arresto, ma per entrambi – su richiesta del pm Anna Maria Rossi, che ha modificato il capo d’imputazione in furto – ha disposto gli arresti domiciliari nell’abitazione intrese che condividono.

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