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rugno neve

COSSOGNO – 12.12.2017 – Un pasticcio amministrativo,

liti e rancori, mattoni e cemento. Sono questi gli ingredienti della grana scoppiata definitivamente nei giorni scorsi all’alpe Rugno, località del comune di Cossogno al confine con Miazzina. Da quasi un decennio, grazie all’omonima associazione nata tra i proprietari delle baite, Rugno è diventato un luogo vivo, in cui s’organizzano feste e in cui si vive in un clima di condivisione. L’armonia s’è rotta qualche anno fa quando le discussioni per alcuni lavori effettuati da un verbanese che aveva acquistato una baita, sono stati segnalati alle autorità come sospetti abusi edilizi. Abusi poi accertati dalla Forestale e sanati con il pagamento di una multa. Definita la propria posizione, il sanzionato ha a sua volta segnalato altri lavori abusivi che avrebbero riguardato le due baite in uso all’associazione, oggetto in questi giorni di un altro accertamento che ha sollevato anche un piccolo “caso” che chiama in causa la vecchia Amministrazione comunale. È della scorsa settimana l’ordinanza con cui l’attuale primo cittadino, Doriano Camossi, notifica ai proprietari e all’associazione il provvedimento che, ravvisati gli abusi edilizi alle due baite, impone la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi entro 90 giorni. I lavori contestati consistono nell’unione di due baite adiacenti in un unico e più grande edificio (con tetto in tegole di cemento al posto di quello in piode) alzato e ampliato e nell’ampliamento di un altro rustico, oltre a lavori interni, sostituzione dei serramenti, impianto elettrico ecc… ecc…

Fin qui si rientra, pur all’interno di un clima litigioso, nell’ambito di questioni di edilizia privata, se non fosse che, indirettamente, i carabinieri forestali chiamano in causa il Comune di Cossogno. Le baite in questione, infatti, pur risultando catastalmente di proprietà di coloro che le possedevano originariamente (e che, di conseguenza, si sono visti notificato a casa il verbale), sono state date all’associazione nel 2009 – giunta Marchionini – dall’ente pubblico che, in precedenza, le aveva ricevute in dono accettandole con delibera del Consiglio comunale. Per una dimenticanza, un pasticcio burocratico della Municipalità, la donazione non è mai stata registrata come impone il codice civile. Nonostante ciò, il Consiglio comunale medesimo ha approvato una convenzione cinquantennale con l’associazione Alpe Rugno – i cui volontari, è già stato accertato, hanno realizzato le opere – per lo “svolgimento di funzioni di accoglienza turistica – si legge nell’ordinanza –, anche mediante la presentazione all’Amministrazione Comunale di progetti relativi ad interventi di miglioramento dei locali utilizzati”. Il passaggio di proprietà non è mai stato registrato, di progetti non ne sono mai stati presentati, ma i lavori sono stati eseguiti, peraltro senza alcun controllo, almeno fino a oggi, quando la segnalazione del privato ha messo in moto la vigilanza edilizia.

A questo punto undici persone – tante sono le destinatarie dell’ordinanza, alcune decedute e alle quali s’aggiunge il presidente attuale dell’associazione – si sono viste aprire un procedimento amministrativo per lavori che non hanno, né commissionato, né eseguito, né avallato, limitandosi a donare i beni alla collettività, pur senza sincerarsi che gli atti fossero trascritti. E ora, poiché sono loro gli intestatari, devono decidere se ottemperare all’ordinanza, demolendo gli abusi e ripristinando le baite originali, o chiedere un permesso in sanatoria che, se concedibile, comporta comunque il pagamento di una certa somma. Ciò non esclude le responsabilità dell’associazione e, almeno moralmente, non lascia immune il Comune di Cossogno, con l’attuale sindaco Camossi che ha ereditato la patata bollente dal suo predecessore Silvia Marchionini.  

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