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sau laura

VERBANIA – 09.11.2017 – Richieste di dimissioni e solidarietà.

È lunga la strada che manca alla tappa del 7 febbraio, giorno in cui al tribunale di Verbania si aprirà il processo per abuso d’ufficio a carico dell’assessore Laura Sau (nella foto). Una strada da percorrere in un clima surriscaldato perché il primo assessore nella storia di Verbania che, in carica, va alla sbarra, è un fatto che divide. Già all’indomani del rinvio a giudizio sono arrivate le prese di posizione di alcuni gruppi di minoranza. Le dimissioni di Sau sono state chieste dalla Lega Nord, dal movimento “Una Verbania possibile” (riferimento di CittadiniConVoi e “Sinistra & Ambiente”), e dal gruppo di Michael Immovilli e Adrian Chifu. Renato Brignone di “Sinistra & Ambiente” ieri in Consiglio comunale ha sparato a zero sul sindaco e sul Pd, accusati di essere incoerenti per aver approvato il decalogo di Libera che prevede il mancato conferimento di incarichi a persone rinviate a giudizio o condannate per reati contro la pubblica amministrazione, e di far finta di nulla.

Oggi si sono mossi i sostenitori della maggioranza e dell’assessore. La lista civica “Con Silvia per Verbania”, cui Sau appartiene, esprime “solidarietà” per le “accuse personali ricevute”, ricondotte a propaganda elettorale. “Non entriamo nel merito della vicenda che vedrà il giudizio in tribunale – si legge nella nota –. Nessuno, se non i diretti interessati, dovrebbe esprimersi ed esporsi nel giudizio prima del giudice”.

Chi invece entra nel merito del processo, con una velata critica alla magistratura, sono i 48 docenti firmatari di una petizione che ribadisce “piena solidarietà” a Sau, “persona di elevata capacità professionale, sempre attenta alle questioni etiche e alla solidarietà verso persone in difficoltà”. Ma che esprime anche “profondo disagio e imbarazzo sul desiderio di ricorrere alla giustizia e considerare come reato tutto ciò che si configura come divergenza politica o dissenso”. “Situazioni incresciose del genere – scrivono – non concorrono al bene comune e alla tranquillità sociale”. 

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