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bulgari moneta

VERBANIA – 12.10.2017 – Un gioiello d’autore

o un reperto archeologico? C’era anche una collana con un’antica moneta macedone tra i gioielli contenuti nel bagaglio della responsabile relazioni esterne di Bulgari in viaggio sul treno Milano-Basilea il 23 marzo 2014. La donna, dipendente della filiale italiana della multinazionale dell’oreficeria, era diretta nella città svizzera per partecipare alla fiera dell’orologeria, la più importante al mondo del settore. Come da prassi la società l’aveva autorizzata a portare con sé, in prestito d’uso a fini di rappresentanza, alcuni gioielli da indossare negli eventi ufficiali più prestigiosi. Li aveva prelevati nel caveau del negozio di via Monte Napoleone e li avrebbe restituiti al suo rientro. Tra questi figurava, appunto, la collana in cui era incastonata un tetradramma, una moneta in vigore nella Macedonia del II secolo avanti Cristo, ai tempi della dominazione romana. Per il funzionario della Dogana che effettuò il controllo della passeggera sul treno quello non era un gioiello, bensì un bene del patrimonio artistico nazionale che, per l’espatrio – anche provvisorio – necessita di autorizzazione preventiva della Soprintendenza archeologica.

La responsabile delle relazioni esterne di Bulgari ora, a distanza di più di tre anni dai fatti, si trova a processo a Verbania per la violazione delle norme sui beni artistici. Nell’udienza che s’è tenuta oggi di fronte al giudice Raffaella Zappatini è stato ascoltato il funzionario della Soprintendenza di Torino che valutò la moneta – il valore commerciale è di circa 300-400 euro – e, per la difesa, l’imputata e altri manager di Bulgari, tra cui il responsabile dell’ufficio che acquista gemme e prodotti da lavorare. Questi ha spiegato che quel monile è un marchio distintivo della griffe Bulgari e che, per realizzarlo, si acquistano monete antiche di una certa diffusione, non particolarmente rare, e a prezzo contenuto, molto più del valore intero del gioiello cesellato. Il consulente della difesa, ex funzionario ministeriale esperto di beni architettonici, ha escluso che la moneta appartenga al patrimonio archeologico italiano perché era diffusa solo in Macedonia e ha spiegato di non ritenere che essa, da considerare un gioiello, sia assoggettabile alla legge, che peraltro la scorsa estate è stata modificata eliminando parecchia burocrazia. Il giudice ha aggiornato il processo al 14 dicembre, data in cui ci saranno discussione e sentenza. La collana è tuttora sotto sequestro, il resto dei gioielli è stato riconsegnato. 

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