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LESA – 23.05.2017 – L’arresto è stato convalidato,

ma il giudice ne ha disposto la scarcerazione imponendogli i domiciliari a casa della sorella. Alessandro D’Alessandro, trent’anni, giardiniere residente a Solcio di Lesa e in carcere da domenica sera, oggi è stato interrogato nella casa circondariale di Pallanza. Al gip Beatrice Alesci ha raccontato la sua versione dei fatti di sangue avvenuti nella casa di Lesa, quando ha ferito con un coltello due fratelli – uno in maniera grave – finendo poi arrestato per tentato omicidio.

La lite è scoppiata domenica sera nella cucina dell’abitazione – una casa popolare in via Sempione – in cui Alessandro risiede con i suoi. Oggetto della discussione, come altre volte in passato, le sorti dell’anziano padre, che è malato e che per l’indagato – e una sorella – dovrebbe continuare a vivere nel proprio domicilio, assistito da una badante; mentre per il resto della famiglia va seguito in una struttura sanitaria protetta. L’argomento, già affrontato in parecchie circostanze, ha generato una violenta discussione verbale, iniziata in cucina e terminata nel cortile attiguo, al quale s’accede da una portafinestra. Alessandro, afferrato un coltello da cucina che si trovava su un tavolo (e che non è stato trovato, né dai carabinieri, né dai vigili del fuoco), ha colpito il fratello Fabio all’avambraccio destro, procurandogli un taglio giudicato guaribile in sette giorni, e l’altro fratello Marco al petto. Il fendente l’ha penetrato nel torace, all’altezza della seconda costola, causandogli uno pneumotorace per il quale i medici dell’ospedale “Santissima Trinità” di Borgomanero si sono riservati la prognosi.

Per il sostituto procuratore della Repubblica di Verbania, Gianluca Periani, l’intento del giovane giardiniere era quello d’uccidere e, considerato anche un precedente per rissa, ne ha chiesto la conferma della custodia cautelare in carcere. Gabriele Pipicelli, avvocato difensore di fiducia di D’Alessandro, ha invece sostenuto, non solo l’assenza della volontà omicida, ma anche la necessità di difendersi da un tentativo di aggressione. Lo stesso indagato, infatti, ha raccontato al gip che i fratelli l’avevano aggredito brandendo una sedia e un manico di scopa. Il magistrato, valutate le prove e le circostanze, ha confermato l’arresto, optando per una misura attenuata, i domiciliari che D’Alessandro sconterà a casa della sorella, a Arona.

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