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spiaggia giovannina
VERBANIA – 22.06.2016 – La fine della vicenda

arriva con un colpo di spugna, una determina dirigenziale che riassegna l’area e non risolve del tutto problemi e criticità. La vicenda della spiaggia della Beata Giovannina risale al mandato 2004-2009 quando, con un contributo regionale, la giunta Zanotti sistema alcune spiagge cittadine: colonia solare di Suna, Polisportiva Verbano e appunto Beata Giovannina. Quest’ultima ha anche un pontile per l’attracco. Nel 2011, sotto la giunta Zacchera, il Consiglio comunale approva il piano disciplinante il demanio idrico che prevede l’utilizzo del molo a fini nautici. Sotto la gestione del Commissario Michele Mazza viene indetta dal dirigente del settore una gara per l’affidamento del molo a fini di diporto, per il noleggio di imbarcazioni. Se l’aggiudica il 16 maggio 2013 la ditta individuale Santinato Laura, che avrà tutta l’area per tre anni a 4.250 euro l’anno. L’impresa, che ha la gestione esclusiva, posa i cancelli e chiude l’area.

Scoppia la polemica, rinfocolata subito dal Partito democratico, critico perché si chiude una spiaggia pubblica riqualificata con soldi pubblici. Si raccolgono le firme e il commissario Mazza riceve a Palazzo di Città i promotori, con in testa l’allora segretario cittadino Riccardo Brezza (oggi consigliere comunale), spiegando che il dirigente ha agito nella propria autonomia di legge e che non si può annullare la gara. Si scopre anche un’incongruenza di fondo. Il Prg classifica le aree a terra (i gradoni) come zone attrezzate a uso turistico, il Piano del demanio indica nel molo attività nautica. Balneazione (per la verità quella non è censita come spiaggia dall’Arpa) e imbarcazioni a motore non sono compatibili.

Con le elezioni del 2014 il Pd va al governo della città e il nodo della Beata Giovannina resta. A settembre Brezza, insieme al sindaco Silvia Marachionini e all’assessore Felice Iracà, incontra i concessionari a Palazzo di Città, cercando una mediazione per la parziale riapertura almeno del solarium.

Il Movimento 5 stelle incalza la maggioranza e a novembre 2014 porta a Palazzo Flaim un ordine del giorno che invita a revocare l’assegnazione. Il Pd si barcamena e ripiega su un documento, proposto dal capogruppo Davide Lo Duca che, “auspicando il superamento dell'attuale gestione” e sottolineando “l'impegno dell'Amministrazione nel qualificare anche altre aree limitrofe per la balneazione dato l'uso pubblico garantito dall'apertura dell'area e l'impegno a realizzare servizi igienici a favore dei fruitori”, impegna l'Amministrazione “a definire una variante che preveda per l'area un utilizzo che garantisca il diritto alla balneazione e al diporto non a motore”.

A dicembre 2014, alla luce anche di questo documento e delle numerose polemiche sollevate, il concessionario rinuncia al contratto, facendo sì che la spiaggia torni al Comune. Da gennaio 2015 a oggi, prima cioè dell’autorizzazione di posa del chiosco, non è stata fatta alcuna variazione al piano, non sono state riqualificate altre spiagge, non sono stati i servizi igienici.  

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