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VERBANIA – 28.01.2016 – Un’e-mail di cinque righe

e 100 parole per liquidare i dimissionari, ringraziarli e andare oltre. Così Silvia Marchionini risponde, sempre a mezzo stampa e con solo un’ora di ritardo rispetto alla nota diffusa dalla segreteria del suo partito, alle decisioni del suo ex segretario e del suo ex capogruppo. Nessun commento sul merito delle dimissioni e le motivazioni addotte ma solo la sottolineatura “dell'occasione per il Partito Democratico per affrontare e risolvere in positivo i problemi emersi” e di insistere nel concetto del “cambiamento della città che questa Amministrazione sta mettendo in campo”, oltre alla formula di rito del ringraziamento “a Lo Duca e Brezza per il lavoro svolto”.

La freddezza con cui il primo cittadino incassa la notizia è rafforzata dalla sua convinzione di essere nel giusto, di agire per il meglio con il pieno sostegno degli elettori e di non volersi in alcun modo farsi condizionare dai consiglieri, dai partiti e dalla politica. Il ragionamento di Marchionini non fa una grinza finché si resta nell’alveo delle decisioni amministrative pure, di giunta, ma poi deve fare i conti con la realtà di un Consiglio comunale che ha un ruolo di controllo e indirizzo ma che soprattutto vota provvedimenti vitali a partire dal bilancio. E di un partito con cui coordinare azioni a un livello sovracittadino.

Ecco perché le dimissioni non sono la fine del braccio di ferro, ma l’inizio. Per non avere problemi il sindaco deve poter contare sul pieno sostegno del gruppo e della segreteria e per questo alla loro guida dovrà avere persone vicine. Come nuovo capogruppo si prospetta una corsa a due con Riccardo Papini, l’ultimo entrato (ha surrogato Diego Brignoli dimissionario per firmopoli), favorito su Marco Tartari. Quest’ultimo potrebbe anche correre per la segreteria – lunedì ha accompagnato il sindaco alla riunione pur non essendo membro del direttivo cittadino –, il vero terreno su cui si misureranno i rapporti di forza interni ai democratici verbanesi tra la corrente pro Marchionini e quella dei critici, che annovera Brezza e Lo Duca ma anche alcuni tra i più esperti esponenti del partito.

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