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forno crematorio pallanza
VERBANIA – 24.10.2015 – Referendum.

Per la terza volta nella storia di Verbania dopo l’area Acetati e l’ospedale unico a Piedimulera, i cittadini del capoluogo saranno chiamati alle urne per decidere un argomento di interesse generale. Con una mossa a sorpresa, che ha il primo, chiaro intento di “congelare” l’esternalizzazione del forno crematorio di Pallanza per poi bloccarla del tutto tramite le urne, un Comitato di – come dicono i regolamenti comunali – almeno 10 cittadini ha depositato a Palazzo di Città il quesito che aprirà una lunga fase di operazioni burocratiche.

Ci potrebbero volere infatti fino a 160 giorni per portare a termine tutte le operazioni e, nel frattempo, ogni attività sarebbe bloccata perché, come dice l’articolo 54 comma 3 dello Statuto “La presentazione della proposta referendaria impedisce al Consiglio Comunale di assumere ulteriori atti sull'oggetto del referendum fino al termine della procedura di ammissibilità”.

Il primo passo per l’avvio del referendum è venuto, come detto, i promotori che hanno già depositato il quesito che martedì presenteranno al pubblico in una conferenza stampa. Il Comitato è eterogeneo e trasversale, composto da elementi della sinistra propriamente detta, che s’era alleata col Pd alle comunali (c’è anche l’ex sindaco Pci Pietro Mazzola e, con lui, Andrea Marconi, Eraldo Baldioli, Gianmariano Bernardini, Donato Clinco, Filippo Di Gregorio, Concetto Drago, Silvio Gamba, Giovanni Marzio, Danilo Teruggi e Carlo Zanoia), e quelli della sinistra “alternativa” di Carlo Bava e Renato Brignone. Ci sono anche esponenti del Movimento 5 stelle e non mancheranno di appoggiare l’iniziativa Lega Nord e Forza Silvio, che dopo aver raccolto un centinaio di firme ai gazebo di sabato scorso, oggi sono di nuovo in piazza per dire no all’esternalizzazione.

Il secondo passo verso le urne l’ha compiuto il presidente del Consiglio comunale Diego Brignoli, che ha già convocato i capigruppo in vista di un Consiglio comunale che dovrà nominare i due esperti giuridici del Comitato dei garanti, l’organismo presieduto dal Segretario Generale che sovrintenderà alle operazioni referendarie. Una volta in carica i garanti avranno 30 giorni per dire se il quesito è ammissibile. Una volta ammesso i proponenti avranno 60 giorni per raccogliere e depositare 1.000 firme. La palla passerà quindi di nuovo ai garanti, che entro 30 giorni verificheranno la documentazione. Se tutto sarà in regola il sindaco almeno 40 giorni prima aprirà la campagna elettorale. In sostanza, cinque-sei mesi in cui il progetto sarà bloccato.

Per avere successo il referendum abrogativo deve ottenere come quorum il 50% degli elettori che hanno partecipato alle ultime elezioni e ha esito favorevole se ottiene la maggioranza dei voti validi. La sfida è lanciata.

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