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VERBANIA – 26.09.2015 – La sagra, la carne di cinghiale

e la trichinella. Sono questi gli “ingredienti” (è proprio il caso di dirlo) del processo che il tribunale di Verbania sta celebrando a carico di Bruno Campagnoli e Stefano Scarsetti, accusati di commercio di sostanze alimentari nocive per ciò che accadde nel primo weekend di agosto del 2009 a San Bernardino Verbano. Nell’area feste di Bieno si tenne la Sagra del Cacciatore. Circa duemila persone in tre giorni si cibarono di carne di cinghiale e cervo, tutti tornarono a casa e nessuno ebbe problemi di salute.

L’anno scorso, però, nel difendersi dall’accusa di essersi indebitamente appropriato di 29 cinghiali prelevati con i piani di contenimento del Comprensorio di caccia Vco 1 di cui è presidente, Campagnoli disse che parte di quella carne era stata destinata, gratuitamente, proprio alla sagra organizzata da Scarsetti. Il primo processo, chiuso con un’assoluzione piena, ha come coda questo secondo in cui l’oggetto del contendere è, stavolta, la qualità della carne in oggetto. E qui entra in gioco la trichinella, un parassita – un nematode, un verme microscopico – che ha come ospiti intermedi il maiale e il cinghiale, che si incista nei muscoli dell’animale e che, se ingerito dall’uomo, può creare danni fisici. Le larve di trichinella vengono eliminate con il calore (la carne cotta a almeno 70° C per pochi minuti) o con il prolungato congelamento (a almeno -15° C per oltre un mese). La legge prescrive che i cinghiali abbattuti nei piani di contenimento debbano essere sottoposti a esami sulla presenza del parassita. Esami che si realizzano asportando la lingua dell’animale e portandola in laboratorio per un’analisi al microscopio.

Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Anna Maria Rossi, la carne che fu ceduta alla Sagra del cacciatore nel 2009 non era stata sottoposta a controllo e, quindi ci fu il commercio di alimentari nocivi. Secondo la tesi degli avvocati difensori – Paolo Patacconi del foro di Verbania per Campagnoli, Luigi Bruno e Silvia Godio di Novara per Scarsetti – non ci fu alcuna irregolarità perché esistono i certificati delle analisi e, anche se non ci fossero, la carne è stata cotta e, quindi, resa innocua se fosse stata contaminata.

Ieri in aula sono sfilati numerosi testimoni, chiamati a ricostruire il trasporto e la conservazione della carne durante la festa e i passaggi dalle celle frigorifere del macello dove i cinghiali catturati prima del 2009 venivano stoccati e il deposito che il Comprensorio nel 2009 dotò di freezer. Il giudice Rosa Maria Fornelli nel dichiarare chiusa la fase istruttoria ha aggiornato il processo al 23 ottobre.

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