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no divieto balneazione intra luglio 2015
VERBANIA – 20.07.2015 – Anche se sarà l’autopsia a chiarire ogni dubbio sulla morte del ventenne profugo guineiano Mohamede Konate, avvenuta sabato sul lungolago di Intra, niente lascia intendere che sia qualcosa di diverso di un incidente, per quanto tragico. La poca dimestichezza con l’acqua e quel tuffo appena dopo pranzo (forse anche abbondante, anche perché il giorno prima era finito il digiuno del Ramadan) sono le più probabili cause dell’annegamento.

Intanto si discute di sicurezza. Non tanto dei soccorsi, che unanimemente sono stati riconosciuti come tempestivi e improntati alla massima professionalità, quanto per la mancanza sul lago di una squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco per le ricerche, che sono durate qualche ora. “Nessun appunto su chi è intervenuto – ha spiegato ancora oggi il sindaco di Verbania, Silvia Marchionini – ma mi interrogo sulla qualità complessiva dell’assistenza e sul fatto che non c’è un gruppo sommozzatori sul Verbano. Ho già scritto al comandante regionale dei vigili del fuoco e, tramite l’onorevole Borghi, ho interpellato il sottosegretario all’Interno che ha delega specifica. Non capisco perché ci debba essere a Milano o a Torino dove laghi o mari non ci sono e da noi no”.

Sul lungolago di Intra, nel frattempo, tutto è tornato alla normalità. A ricordare l’incidente c’è solo un piccolo mazzo di fiori, adagiato sulla bacheca che il Rotary ha posato al “Cavallotti”, sulla passeggiata, con un biglietto di poche parole: “Doveva essere terra di vita, è stato lago di morte. Riposa in pace”.

Altro non c’è, nemmeno i cartelli che indicano il divieto di balneazione. In quanto area priva di spiagge pubbliche (né private), il lungolago intrese non è monitorato dall’Arpa che analizza i campioni d’acqua alla ricerca di inquinanti. E, quindi, è off limits ai tuffi. I cartelli un tempo c’erano, come mostra l’immagine sovrastante (un’altra asta “gemella”, dista pochi metri).

Considerando che dal torrente San Giovanni all’Imbarcadero nuovo ci sono almeno tre spiaggette e una mezza dozzina di scivoli o moli artificiali, la segnaletica, magari plurilingue per i turisti, forse sarebbe opportuna. Oltre al cartello di divieto ce ne potrebbe essere uno aggiuntivo con informazioni utili e suggerimenti, come avviene in altre località turistiche balneari. Tra l’altro non sarebbe un costo rilevante e, comunque, lo si può pagare utilizzando i canoni dei posti di barca e dei beni demaniali che il Comune riscuote e è obbligato a reinvestire nel settore. Oltre all’emergenza e al soccorso, sono importanti anche informazione e prevenzione.  

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