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via piave

VERBANIA – 13.01.2019 – Variante o sanatoria urbanistica?

È questa la domanda che, sollevata dai banchi della minoranza nel Consiglio comunale di mercoledì sera, ha spaccato il Pd, che s’è diviso e ha evitato la “conta” al momento del voto, ripiegando sulla ritirata tattica del rinvio in Commissione urbanistica.

L’oggetto del contendere è la variante n. 32 al Piano regolatore, che contiene due distinte proposte in altrettanti ambiti edilizi intresi: via Roma e via Franzosini-via Piave. La prima è banale: la riclassificazione di Casa Ceretti che, riconosciuta come museo e atelier artistico donato dalla benefattrice Elide Ceretti al Museo del Paesaggio, diventa area ad uso pubblico. La seconda chiama in causa due palazzine edificate in momenti diversi dall’impresa Castelliti di Verbania circa una decina d’anni fa: quella di via Franzosini (ex area floricola che s’incontra, sulla destra, salendo dall’argine del San Bernardino) e quella di Piave (strada senza via d’uscita perpendicolare a corso Cairoli, di fronte alla nuova farmacia comunale). La proposta è convertire a spazio verde un pezzo di parcheggio in via Franzosini, guadagnare un bonus volumetrico residenziale e trasferirlo insieme a quanto non utilizzato al piano terra di via Piave, trasformando i garage in appartamenti.

Così la proposta era stata presentata nella Commissione Urbanistica del 3 gennaio. Eppure, appena approdata in aula, ha scatenato la bagarre. A sollevare una questione di trasparenza e di opportunità è stato il consigliere di minoranza Renato Brignone. L’esponente di Sinistra & Ambiente ha sventolato sotto il naso dei consiglieri di maggioranza un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi emessa dal Comune all’impresa Castelliti nel 2011 per due abusi edilizi in via Piave. Un controllo della vigilanza, infatti, aveva rivelato opere realizzate in difformità dal permesso di costruire al piano mansardato (che da progetto non sarebbe dovuto essere abitabile); e prive di autorizzazione al piano terra dove, al posto dei box, erano stati ricavati piccoli appartamenti e uffici con finestre, persiane, tramezze e servizi igienici. “È grave, estremamente grave che un assessore che è anche un tecnico in attività (Brigatti è geometra, ndr) venga a presentare questa variante omettendo questi elementi”, ha tuonato Brignone, che ha bollato la variante come una “sanatoria”, definendola una “porcata clamorosa”. “Con questa stiamo dicendo ai cittadini: fate quello che vi pare, prima o poi una sanatoria arriva”, ha concluso chiedendo di scindere la variante in due per poter far avanzare Casa Ceretti. Dopo un’interruzione e un conciliabolo col dirigente, il presidente Pier Giorgio Varini ha spiegato che tecnicamente non era possibile proponendo come soluzione alternativa il rinvio. Rinvio che poi è passato di misura (11 favorevoli, 10 contrari e 4 astenuti) con il voto determinante del Pd, che s’è diviso dando però manforte alla minoranza, la cui posizione è passata.

Prima del voto, oltre al battibecco off records tra Brignone e il sindaco Silvia Marchionini -“lei dice sciocchezze - ha esclamato il primo cittadino - che sembravano verità e qualcuno ci crede…”- c’è stata la precisazione dell’assessore: “l’impresa ha ottenuto la sanatoria edilizia successiva a quell’ordinanza”, ha replicato segnalando che a oggi non esiste alcun abuso.

In effetti sono state due, una per la mansarda, l’altra per il piano terra, le autorizzazioni rilasciate in sanatoria dal Comune. E, se è pur vero che all’esterno –come ha mostrato esibendo la fotografia dei luoghi (vedi sopra) Stefania Minore del gruppo misto– nei contestati box ci sono persiane, serramenti con le tende e gres porcellanato come pavimento anziché autobloccanti, sul piano edilizio è tutto regolare. Su quello urbanistico pure, purché si utilizzino i locali come garage erché per autorizzare gli appartamenti serve, appunto, una variante. Quella che prossimamente tornerà in Commissione, dove le minoranze sono agguerrite contro l’assessore che aveva nascosto loro l’esistenza di quell’ordinanza, e dove il Pd dovrà chiarire i dubbi che hanno spinto alcuni a chiedere il rinvio. 

 

 

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