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marc silvi

VERBANIA – 06.12.2018 – Sì alla candidatura bis

di Marchionini, no al ritorno di Reschigna, dubbi sul futuro del Pd. È questo il quadro politico che emerge dall’assemblea dei democratici verbanesi riunitasi martedì sera nella sede di via Roma. Alla presenza di una trentina scarsa di persone, il segretario Nicolò Scalfi aveva tenuto come ultimo punto all’ordine del giorno la discussione sul candidato sindaco da presentare alle Comunali 2019. Prima avrebbe voluto dibattere del bilancio 2019-2021 che sarà a breve portato a Palazzo Flaim, poi del masterplan Acetati. Alla richiesta di invertire i punti all’ordine del giorno, messa ai voti, Scalfi l’ha spuntata di un soffio e, dopo aver discusso del bilancio –peraltro già approvato dalla giunta– e aver rinviato Acetati ad un’altra occasione (s’era già in là nell’orario), la discussione è entrata nel vivo. E ha perso subito un protagonista, se non annunciato, auspicato. A tutti coloro, soprattutto ai “critici” di Silvia Marchionini, che s’auguravano di poter contare su Aldo Reschigna per un clamoroso ritorno verbanese, il diretto interessato ha detto a chiare lettere che non è disponibile. L’aveva già comunicato alla segreteria e lo va ripetendo da tempo: qualora non fosse più candidato in Regione (un’eventualità concreta, dal momento che ha già alle spalle tre legislature e il limite che s’è dato il partito è due) non ha intenzione di correre nella città che l’ha visto sindaco dal 1993 al 2004.

Il suo “no” toglie di fatto una delle poche, se non l’unica, alternativa a Marchionini che, cogliendo l’attimo, ha formalmente dato la sua disponibilità al bis, non senza chiedere con fermezza un pieno appoggio da parte del partito che in questi anni l’ha spesso rimproverata di decisionismo, criticata, incalzata, e in alcune (rare) occasioni bloccata. Se c’è una dote che anche i detrattori riconoscono all’attuale primo cittadino, è la tenacia. Nei bracci di ferro con una parte del suo partito (non tutta) l’ha quasi sempre spuntata. Di strappo in strappo, dal “caso” di via delle Ginestre alle varianti urbanistiche più spinose, ha tirato dritto, facendo passare la sua linea, ma creando anche divisioni. Non è donna da mezze misure: o la si segue, o le si lascia strada. Vicina all’onorevole Enrico Borghi, appoggiata da un suo zoccolo duro di sostenitori, è decisa a confermarsi. E anche chi ha faticato a conviverci, dovrà verosimilmente rassegnarsi. Anche per propri demeriti perché, pur essendo innegabile che “bruciare” il sindaco uscente significa bocciare anche il proprio operato di maggioranza, chi non la vorrebbe non ha mai lavorato per un’alternativa. Più passa il tempo, più l’opzione Marchionini bis è scontata. E ora che lei ha sciolto la riserva, è inverosimile che qualcuno si frapponga: tutt’al più potrebbe chiamarsi fuori.

In questi ragionamenti la variabile impazzita è il Pd stesso. Le voci di una frattura nazionale con la fuoriuscita dei renziani e la nascita di un nuovo soggetto politico, rilanciate in queste ore dalla rinuncia alla segreteria di Marco Minniti (dato come renziano, presentato a Verbania proprio da Marchionini e Borghi), sono uno scenario da non scartare. Anche per questo all’assemblea del Pd ha fatto capolino l’ipotesi che alle Comunali del 2019 si possa correre con una sorta di lista civica, senza l’insegna del partito. Un discorso, questo, aggiornato alle prossime riunioni.

 

 

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