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VERBANIA – 13.11.2018 – Diffamazione o difesa

dei propri interessi? È questa la domanda alla quale il giudice di pace Carlo Crapanzano deve rispondere nel processo che vede imputato il cannobiese Stefano De Angelis. Titolare d’una autofficina di Cannobio e abilitato all’uso del carro-attrezzi per il recupero dei veicoli incidentati, nel gennaio del 2013 si lamentò del trattamento –a suo dire scorretto e sbilanciato a favore di un concorrente– che un agente della Polstrada verbanese aveva avuto in più occasioni nei suoi confronti. La protesta formale fu esposta in questura in un incontro con il dirigente del settore alla presenza di un altro funzionario e, comunicata all’agente interessato sotto forma di richiesta di chiarimenti, divenne una denuncia dalla quale è scaturita l’accusa di diffamazione.

Dopo una prima udienza in cui sono stati sentiti il poliziotto (costituito parte civile con l’avvocato Elena Parsi) e i testi del pm, oggi il dibattimento è proseguito concentrandosi su un episodio specifico, quello dell’11 gennaio 2013.

Quel giorno ci fu un incidente a Cannobio, non distante dall’autofficina De Angelis, oggettivamente il soccorritore stradale più vicino. Intervenne la pattuglia della Polstrada che, per rimuovere i due veicoli incidentati e non riuscendo a contattare telefonicamente De Angelis, chiamò la carrozzeria Mazzi di Fondotoce (il concorrente che l’imputato ritiene sia stato favorito), dalla quale partirono due carro-attrezzi. Uno fu fermato a metà strada e fatto rientrare perché nel frattempo l’artigiano cannobiese aveva raggiunto il luogo dell’incidente e aveva iniziato a caricare la prima auto. La presenza del concorrente fu la causa scatenante della sua protesta. Sentito come testimone, il poliziotto della centrale operativa ha confermato la circostanza del mancato contatto telefonico, spiegando di aver annotato ogni operazione in un registro cartaceo. Registro che la difesa, sostenuta dall’avvocato Ferdinando Brocca, ha chiesto più volte alla questura – anche prima del dibattimento,senza ottenere risposta – e che, alla luce di quanto detto in aula, anche il pm Anna Maria Rossi ha chiesto venga acquisita, sempre che esista ancora e non sia stata distrutta. Il giudice di pace Crapanzano s’è riservato una decisione il 5 febbraio prossimo, quando verranno sentiti tutti i testi rimasti e si concluderà il procedimento. La linea difensiva punta a dimostrare che quella che la Procura ritiene essere stata una diffamazione, sia in realtà la reazione a un percepito ingiusto torto espressa al responsabile dell’ufficio. Nel raccontare del recupero dei mezzi incidentati il 13 gennaio ha parlato anche un operatore della Fratelli Mazzi, che ha spiegato come ciascuna autofficina abbia una sua zona e che quella dell’impresa di Fondotoce andasse allora fino a Belgirate, Casale Corte Cerro, Anzola d’Ossola e Ghiffa-Oggebbio.

 

 

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