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VERBANIA – 08.11.2018 – Nessun risarcimento ma nemmeno

nessun rinvio, se non per la sentenza. È giunto quasi al capolinea il processo che vede imputato per truffa il disc-jockey d’origine cannobiese Marco Folli, che nella primavera del 2015 –quando era stato ingaggiato per gestire le serate musicali di un locale di Ascona, in Canton Ticino– fece da tramite tra i titolari e una ditta di noleggio d’apparecchi audio e da discoteca di Baveno, per avere a disposizione la strumentazione necessaria. Tra mixer, amplificatori e microfoni si concordò un prezzo di 1.800 franchi svizzeri (circa 1.700 euro), che i proprietari del locale ticinese pagarono al deejay ma che questi non versò mai all’imprenditore bavenese.

Da questo episodio è nato un procedimento penale che ha avuto lunghe traversie, ha visto avvicendarsi due giudici e tre avvocati difensori; che s’era già sostanzialmente chiuso con un accordo per la remissione della querela (il pagamento dei 1.700 euro dovuti) saltato perché l’assegno fornito dall’imputato non era coperto. Dopo questo fatto il suo difensore, Gabriele Pipicelli, dismise il mandato che finì d’ufficio all’avvocato Cristina Madella, la quale a sua volta rinunciò adducendo un’incompatibilità e lasciando la pratica a Giovanni Aquino. È stato quest’ultimo, oggi, a chiederne l’assoluzione per la mancanza di prove, soprattutto perché nel dibattimento –durato svariate udienze– non sono mai stati ascoltati i titolari del locale svizzero e quindi non sarebbero stati provati gli artifici e i raggiri che contraddistinguono il reato di truffa. Ammonta a tremila euro la cifra che avanza il fornitore di Baveno, costituito parte civile con l'avvocato Marco Marchioni.

Il pm Anna Maria Rossi ha chiesto la condanna a 8 mesi e 400 euro di multa, non prima di aver chiesto al giudice Annalisa Palomba di respingere la richiesta di legittimo impedimento presentata dall’imputato. Folli, che s’era fatto interrogare la scorsa udienza e che era stato invitato dal giudice a definire il risarcimento tassativamente entro oggi, ha fatto pervenire al Tribunale un certificato medico attestante una tracheite. Che – ha sostenuto il pm – è un mal di gola che, anche se forte, non equivale a un impedimento totale a partecipare al processo. Respinta l’ennesima istanza di rinvio, la dottoressa Palomba ha comunque aggiornato il procedimento al 22 novembre, solo per le eventuali repliche e la sentenza.

 

 

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