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VERBANIA – 25.09.2018 – “Nuove arrivate, due orientali,

due studentesse bellissime…”. Iniziava così, sul sito internet Bakeca incontri Verbania, l’annuncio che prometteva “qualsiasi tipo di gioco”, da fare “senza tabù” in una “casa pulita, con aria condizionata e nascosta”. Un chiaro invito per momenti intimi da consumarsi, verosimilmente a pagamento, in un appartamento di Pallanzeno situato lungo l’ex statale del Sempione. Così l’hanno inteso anche i poliziotti della Squadra mobile di Verbania che, una volta ricevuta la segnalazione di questa possibile attività di prostituzione, si sono messi a indagare, hanno fissato un appuntamento telefonico per concludere un incontro e si sono presentati sul posto, cogliendo in deshabillé due ragazze cinesi. Il blitz avvenne nel febbraio del 2015. Le ragazze, che non avevano con sé documenti, fornirono un’identità che non poté essere provata per una delle due, non censita in banca dati e irreperibile da allora. All’altra diedero un nome e un cognome e proseguirono nelle indagini che, partendo dall’anziana ossolana che aveva dato in affitto – con regolare contratto – l’appartamento, arrivarono a identificare un nucleo familiare di marito, moglie e figlio di 27 anni. Quest’ultimo, colui al quale era formalmente intestato il contratto, aveva nei supporti informatici sequestrati copia dell’annuncio pubblicitario comparso su Bakeca incontri. Rinviato a giudizio, è stato condannato con rito abbreviato per favoreggiamento della prostituzione. Ora a processo con rito ordinario per il medesimo reato c’è la mamma, Yin Fuxian. Nell’udienza odierna, la prima del dibattimento, hanno testimoniato i poliziotti che svolsero le indagini, l’anziana proprietaria dell’immobile e il figlio che le è subentrato nella gestione dell'appartamento. Il pm Nicola Mezzina ha ricostruito i fatti cercando di evidenziare il ruolo attivo avuto dall’imputata nel favorire la prostituzione nell’appartamento di cui lei pagava l’affitto (nel quale aveva peraltro fissato la residenza) e i contatti telefonici avuti con la prostituta identificata nel blitz della polizia.

Il figlio dell’imputata, già giudicato in altro procedimento, s’è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre non è stato possibile sentire il marito (assolto in udienza preliminare) e la donna trovata quel giorno nell’appartamento e rintracciata di recente dalla polizia nel Cusio, dove vive. Al collegio presieduto dal giudice Donatella Banci Buonamici e composto da Rosa Maria Fornelli e Raffaella Zappatini, quest’ultima ha detto di non capire nulla di italiano nonostante viva da oltre un decennio nel nostro Paese e, in mancanza di un traduttore, il suo esame è stato rinviato al 30 ottobre.

 

 

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