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via 42 martiri fondotoce morosini
VERBANIA – 29.04.2015 – Questa è una storia di

burocrazia. Di mala burocrazia. Protagonista è l’Anas e una famiglia verbanese che da sempre abita a Fondotoce. La casa di Fabrizio Morosini (la proprietaria è la mamma) si trova in via 42 Martiri 221, sul rettilineo tra la stazione e il ponte di Gravellona, lato valle. Quell’edificio esiste da decenni: è una civile abitazione con un cancello verde e un giardino da cui spunta una palma.

Qualche anno fa Morosini ha deciso di effettuare un ampliamento, costruendo una sorta di dependance. Ha predisposto il progetto, chiesto le autorizzazioni, effettuato i lavori. “Già che ci sono – ha pensato – visto che non abbiamo mai regolarizzato il passo carraio, faccio richiesta all’Anas”.

Non l’avesse mai fatto… Prima (comunque un anno dopo la domanda) l’Anas gli ha detto di no, invitandolo a prendere contatti con gli uffici perché c’erano alcuni problemi. Poi, prodotta la documentazione richiesta, ha atteso che arrivasse il benestare. Ieri (dopo un altro anno) la doccia fredda. L’Anas non solo gli ha respinto la richiesta, ma gli ha anche scritto una diffida in cui gli intima di far pervenire entro 10 giorni il progetto per la rimozione del cancello, restituendogli con cortesia la marca da bollo per il rilascio del permesso.

Tutto questo perché il codice della strada, nei tratti extraurbani, prevede che ci possa essere un passo carraio ogni 100 metri. “Quello più vicino a me – racconta Morosini – misurato da loro, è di 98 metri! La regola comunque vale per le nuove costruzioni, mentre casa nostra è lì da sempre. Che cosa dovrei fare? A sentir loro da domani non devo più entrare in casa”.

Anas offre uno spiraglio a Morosini: ricorrere al Tar entro 60 giorni o al presidente della Repubblica entro 120, con spese legali di una certa rilevanza, senza però poter sospendere il provvedimento che, se non rispettato, gli costerà una multa.

“Mi sono informato e sembrano esserci alcune pronunce del Tar che  mi danno ragione – conclude Morosini –. Però devo andare da un avvocato, fare una causa a Torino, spendere soldi e aspettare mesi se non anni. Tutto perché, per essere un cittadino in regola, ho chiesto di regolarizzare il passo carraio esistente da una vita. Se avessi fatto finta di niente ora sarei a posto”.

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