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BELLINZONA - 15.05.2018 - In casa aveva un piccolo arsenale,

una ventina di armi da fuoco tra pistole e fucili con le quali -così sostengono le autorità, ma lui nega- avrebbe compiuto una strage a scuola. Oggi, giorno degli esami all'istituto Commerciale cantonale di Bellinzona (nella foto) il 19enne studente arrestato giovedì in Ticino avrebbe dovuto sparare. Gli inquirenti ritengono che avesse in mente un disegno criminale preciso, con bersagli identificati in docenti e compagni di scuola. Non lo sapremo mai con esattezza per l'intervento della polizia cantonale e della magistratura ticinese. L'arresto preventivo è opera del gruppo cantonale gestione persone minaccioso e pericolose, team appositamente costituito da circa un anno e che, captata la notizia è raccolti gli elementi sufficienti a sostenerla, ha fatto scattare l'operazione di polizia. La scorsa settimana il giovane aveva acquistato 150 cartucce, motivo per cui si ipotizza fosse pronto ad agire.

Il diciassettenne ora si trova a Mendrisio, nella clinica psichiatrica cantonale. Le indagini proseguono per il vaglio degli indizi raccolti e per verificare i canali di rifornimento delle armi. Proprio le armi sono uno dei temi che, sul caso, fanno discutere oltreconfine l’opinione pubblica. La notizia dell’arresto, accolta con stupore, solleva interrogativi, anche politici, nel Cantone oltre, sulle norme federali per l’acquisto e il possesso di armi.

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