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VERBANIA – 11.03.2018 – Un partito da rifondare,

a livello locale e a livello nazionale. È un’amara riflessione che però guarda al futuro quella che i Giovani democratici del Vco affidano a militanti, dirigenti e cittadini in una lunga lettera aperta di analisi del voto alle elezioni politiche di domenica scorsa. Una lettera in cui sottolineano la distanza del Pd dalla gente e il “patrimonio di credibilità politica dilapidato in due anni” che, uniti “all'arroganza, alla sordità alle richieste di dialogo, all'imposizione di candidati”, hanno fatto il resto. “La nostra classe dirigente nazionale ha fallito e deve trarne le sue dovute conclusioni”, scrivono senza tralasciare le vicende locali legate alle elezioni. Come la candidatura nel collegio uninominale di Vittoria Albertini, annunciata dai giornali e sconosciuta ai militanti. “Lo stupore è aumentato nel sentir le parole, del nostro segretario (Giuseppe Grieco, ndr) scritte sui giornali: ‘sono state, infatti, tenute in debita considerazione le richieste del territorio, tra le quali quella di dare ampio spazio a candidati del Verbano Cusio Ossola’”. Grieco è criticato per aver annunciato le candidature di Albertini e di Enrico Borghi – su cui c’è stata comunque piena condivisione – prima di parlarne in assemblea. Assemblea che poi aveva votato per la doppia candidatura, uninominale e plurinominale, del deputato uscente. “Seppure scettici, noi Giovani democratici abbiamo deciso di sostenere le candidature imposte, che hanno bypassato il voto dell'assemblea, consapevoli che un azione contraria avrebbe recato ulteriore danno al partito, in un momento storico così difficile. Abbiamo atteso dopo il voto, per rendere pubblica questa notizia, perché a noi a differenza di altri, interessava non compromettere ulteriormente il risultato.  A giochi conclusi, pensiamo sia opportuno riportare alla luce questo grave fatto. Non vogliamo che la questione candidature si ripeta”.

Dai risultati pessimi alle proposte. “Dobbiamo tornare ad ascoltare la base ed a rispettare le sue scelte (non come nel caso delle candidature), dobbiamo ridare vita ad un partito popolare, di militanti, plurale e democratico, senza mai più chiudere la porta in faccia a nessuno, anche se crediamo che abbia fatto una scelta sbagliata”, concludono.

Nella foto i Giovani democratici del Vco nel giorno in cui, a novembre, arrivò il segretario Matteo Renzi alla stazione di Fondotoce.

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