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v banca

ROMA – 11.03.2018 – La data decisiva è il 27 marzo.

È in quella giornata che il gup Lorenzo Ferri scioglierà le riserve sulle diverse eccezioni presentate dai legali delle parte coinvolte nel processo per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio che si sta tenendo al tribunale di Roma. Il “crac” di Veneto Banca è a un bivio, perlomeno per la parte in cui si indaga sulle responsabilità di ex amministratori, manager e imprenditori che vi gravitavano attorno.

La questione più importante, almeno per quel che riguarda le migliaia di soci-risparmiatori che hanno visto azzerato il valore delle loro azioni con la messa in liquidazione, è la chiamata in causa di Intesa Sanpaolo come responsabile civile poiché subentrata alle attività bancarie di Montebelluna. Lo chiedono le parti offese, si oppone la Procura ma anche Veneto Banca in liquidazione e, naturalmente, lo stesso istituto lombardo-piemontese. Se Cà di Sass sarà estromessa, il valore del processo per quel che riguarda l’eventuale ristoro dei danni, sarà molto ridotto, anche se sono in corso procedure per il sequestro preventivo di beni degli imputati per 300 milioni di euro.

A proposito di imputati, l’udienza di venerdì ha visto segnare un punto dalla difesa di Flavio Trinca, l’ex presidente di Veneto Banca i cui legali hanno chiesto – e ottenuto – dal gup che venga rivisto il capo d’imputazione. Sostengono che Trinca era presidente ma non gestore della banca (il suo successore Francesco Favotto è fuori dall’inchiesta) e che, quindi, non gli possono essere contestate imputazioni generiche di alterazione dei dati di bilancio. Il gup Ferri ha ordinato alla Procura di riscrivere il capo d’imputazione entro il 27 marzo.

Quel giorno si saprà anche se il processo resterà a Roma, sede dove si ritiene sia stato commesso il reato principale, cioè l’ostacolo alla vigilanza di Banca d’Italia, o a Trevisto, sede del tribunale di competenza di Montebelluna.

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