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TORINO – 11.06.2015 – È stato aggiornato

al 21 luglio il processo d’appello del cosiddetto Montefibre bis. Dopo che in primo grado, a Verbania, gli imputati – ex dirigenti dell’azienda dal 1972 al 1988 – sono stati assolti perché non è stato ritenuto provato il nesso tra l’esposizione all’amianto e le malattie (asbestosi, mesotelioma della pleura) patite da nove ex operai, di cui otto deceduti, impiegati nel polo chimico verbanese, ieri a Torino il collegio giudicante non ha deciso. Dopo aver ascoltato le repliche degli avvocati ha infatti deciso di rinviare al 21 luglio.

Sulla questione Montefibre da anni è impegnato in prima linea il sostituto procuratore Nicola Mezzina, che ha già istruito un primo processo, ha portato avanti il secondo, ne ha avviato un terzo a Verbania e ha materiale per istruirne un quarto. Nel primo Montefibre la Cassazione ha già emesso verdetto definitivo riconoscendo la responsabilità per le morti da asbestosi, ma non per quelle da mesotelioma della pleura. Questo orientamento potrebbe però cambiare perché è di pochi giorni la sentenza – sempre della stessa Cassazione – che ha condannato in via definitiva due ex dirigenti della Philips di Alpgnano, in provincia di Torino, per i danni provocati dall’esposizione all’amianto anche per patologie diverse dall’asbestosi: "non esiste una legge scientifica di carattere universale", scrive la Cassazione, ma "non è possibile ritenere che l'uso di una legge scientifica imponga che essa abbia riconoscimento unanime”.

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