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VERBANIA – 10.06.2015 – Tre hanno patteggiato, uno è alla sbarra. In tribunale a Verbania oggi s’è tenuta l’udienza del processo a carico di Kastriot Ndoja, 34 anni, cittadino albanese in Italia con regolare permesso di soggiorno e residente in Lombardia. È accusato d’essere uno dei componenti la banda che tra il maggio e il luglio del 2014 ha svaligiato undici appartamenti tra Verbania, Ghiffa e Domodossola rubando anche due automobili.

Ndoja, difeso dall’avvocato Giuseppe Capobianco di Milano, è l’unico dei quattro individui scoperti dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Verbania ad aver scelto la linea processuale del dibattimento. Gli altri tre hanno patteggiato. Emiljano Merdhoci, 37 anni, ha ottenuto la pena più lieve: 1 anno e 400 euro di multa per aver partecipato a un solo episodio. Bledar Cami e Ylber Lekegaj, anch’essi albanesi, hanno invece concordato pene molto più severe: 2 anni e 4 mesi l’uno.  

Il processo segue l’operazione “Free time”, conclusasi nell’ottobre 2014 con l’arresto di tre persone (Merdhoci, Cami e Ndoja) e la denuncia di una quarta (Lekegaj) che nell’estate precedente avevano imperversato negli appartamenti del Vco arraffando quanto trovavano e, in due casi, portandosi via anche le automobili dei proprietari. È stato proprio il furto dei veicoli a dare agli investigatori gli indizi per rintracciarli. L’ha spiegato in aula il maresciallo Guido Marchionini, che ha raccontato come Ndoja, considerato dall’accusa l’autista della banda, il palo e colui che segnalava le case da “ripulire”, è stato identificato dal Telepass che utilizzava sull’Audi A6 intestata alla convivente. La notte in cui fu rubata da una villa di Ghiffa una Mercedes S 350, la barriera del Lago Maggiore immortalò quel mezzo appena dietro l’Audi guidata da Ndoja. Ulteriori controlli svelarono i diversi passaggi dei veicoli, compreso quello del giorno in cui fu rubata un’altra Mercedes – poi ritrovata a Pioltello grazie all’allarme gps – da un garage di Domo. Il confronto delle celle telefoniche e le intercettazioni cui furono sottoposte le utenze cellulari degli imputati hanno permesso di svelare gli spostamenti e la presenza, sul posto, nel giorno e nell’ora dei furti.

Ndoja, che ha testimoniato in aula, ha spiegato la sua presenza nel Vco con l’amicizia di un barista di Verbania e con la frequentazione di una ragazza romena residente sul Lago Maggiore.

Il giudice Luigi Montefusco, che ha dato mandato di tradurre le intercettazioni telefoniche dall’albanese all’italiano, ha aggiornato l’udienza al 1° luglio. 

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