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villa fedora baveno
BAVENO – 22.05.2015 – L’economia del Verbano Cusio Ossola dà i numeri. Oggi a Villa Fedora, sede della Camera di commercio, il presidente Cesare Goggio ha presieduto la conferenza della XIII Giornata dell’economia locale, tracciando il bilancio del 2014.

Lo stato di salute del Vco, da questo punto di vista, non è buono o, comunque, meno buono che altrove. La crisi continua a farsi sentire ma mentre in regione e in Italia si inizia a crescere, la Provincia Azzurra segna un po’ il passo. Al 31 dicembre 2014 il numero delle imprese attive registrate era di 13.453 (-0,27% sul 2013), con un numero di addetti pari a 41.594. L’impresa media del Vco è un’impresa individuale (quasi il 60%), amministrata da un uomo (78%) con più di 35 anni (92,3%) e di nazionalità italiana (92,2%) attiva nel campo del commercio (25%).

Una nota la meritano le imprese straniere. Che sono poco meno di mille e che hanno come titolari perlopiù svizzeri (22%), marocchini (21%) e cinesi (11%).

Tra le note dolenti il calo delle imprese artigiane (in calo da cinque anni), la continua emorragia nel settore delle costruzioni e, in parte, della manifattura.

Tra quelle positive la crescita dell’export (+2,7%), che ha superato i 604 milioni di fatturato e che mantiene la bilancia commerciale positiva per quasi 159 milioni. A trainare le esportazioni sono soprattutto i metalli, il cui volume d’affari è salito del 6,3%. Il primo mercato è la Svizzera, seguita da Germania e Francia..

Langue il mercato di lavoro, nonostante i primi, timidi, segnali di un’inversione di tendenza. Gli addetti calano dell’1,1%. La loro concentrazione è nelle piccolissime, piccole e medie imprese. Solo il 24% lavora in ditte con più di 50 addetti, che sono lo 0,4% del totale. Nel 2014 le ore di cassa integrazione sono state 2,5 milioni, poco meno del 2013. A chiederle sono stati soprattutto il settore metalmeccanico (43%) e l’edile (23%). Diminuisce la cassa ordinaria (-6%), mentre aumentano sensibilmente le gestioni straordinaria e in deroga (+134% e 60%).

I numeri del primo trimestre 2015 inducono, pur in un contesto ancora deficitario, a un cauto ottimismo per il futuro.

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